Leggere per impedirsi di pensare a sé

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Questa frase scritta in prima persona da @MonicaSo all'interno di un minigruppo mi ha colpita parecchio.
Ho sempre preferito leggere storie in cui potermi identificare totalmente o almeno in parte altrimenti non ne sarei uscita soddisfatta.
Sono sempre stata capace di trovare affinità anche con personaggi maschili (spesso più con loro), con bambini, animali, divinità e oggetti se nella narrazione sono stati antropomorfizzati.
Soprattutto nei gruppi di lettura dovevo trovare spunti per parlare della mia vita, di me e per raccontare cose accadute in passato simili a quelle lette.
Da un po' di tempo invece faccio difficoltà e pur continuando a leggere di eventi che mi riguardano personalmente cerco comunque di impedire alla mia mente di pensare a me, ai miei problemi e alla mia difficile situazione. In pratica avrei bisogno di evadere ma purtroppo non amo generi come il giallo, il noir e il thriller che forse potrebbero permettermi di distrarmi.
Ditemi se voi quando leggete siete capaci di restare indifferenti e di non farvi coinvolgere troppo se sentite la storia cucita addosso.
Ripeto, io ho sempre cercato letture coinvolgenti e che mi facciano identificare con i personaggi, ma a volte sento troppa pressione e provo disagio nel leggere perché appunto vorrei impedirmi di pensare a me per non soffrire anche durante la lettura. Ma è un cane che si morde la coda perché non posso fare a meno di leggere e le letture con cui non sento affinità le scarto a priori. Vuol dire che questo è il mio destino...
 
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Ondine

Logopedista nei sogni
Ditemi se voi quando leggete siete capaci di restare indifferenti e di non farvi coinvolgere troppo se sentite la storia cucita addosso.
Io non riesco a non rimanere coinvolta.
Io vado proprio alla ricerca di letture in cui identificarmi, generalmente.
Questa pressione e disagio che senti quando affronti letture che ti coinvolgono ti fanno soffrire ma, a fine lettura, non ti senti momentaneamente liberata?
E' una piccola consolazione, probabilmente.
 

Pathurnia

Capafresca
Mah dipende. A volte ho l'impressione di essere strana, mi capita di identificarmi con la cattivaccia, per esempio adoro quella str*** za di Becky Sharp de "La fiera della vanità" di Thackeray faccio il tifo per lei e la trovo incredibilmente indistruttibile. Mentre mi lascia indifferente l'indefettibile mitezza di Amelia Sedley.
Voglio dire che in qualunque modo si voglia guardare la questione, se si legge con partecipazione non c'è scampo, si pensa sempre a una parte di sé, magari nascosta, magari desiderata, magari temuta. Ma più che lasciarmi coinvolgere passivamente, credo che la cosa che mi piaccia di più sia sentire affinità e cercare nel personaggio quella particolare vibrazione che mi fa dire: sì, ti capisco, mi piaci. Non esattamente coinvolgere, ma simpatizzare.
 

malafi

Well-known member
Per me nessuna immedesimazione. Certo si fa il tifo per questo o per quello. Certo in certi momenti della vita si tendono a scegliere titoli leggeri,
Leggo per diletto, per piacere e prediligo una buona prosa ad una trama.
Però, tanto per rimanere in argomento, ai tempi del 1° lock down - in cui avevo forti timori non tanto per la salute personale quanto per la salute socio-economica del paese - mi venne il blocco della lettura e la sera a letto solo ed esclusivamente Settimana Enigmistica: a mio modo, fu un modo per una distrazione più leggera ed impedirmi di pensare a quello che mi circondava. La sentivo come una coccola.
 

Roberto89

Well-known member
A me capita di immedesimarsi solo con alvuni libri, o alcumi personaggi. Certi libri, come certi film, li guardo solo per evasione, altri invece risuonano per qualcosa, e li amo per questo, cosa che ovviamente capisco solo a fine lettura, o comunque dopo essere entrato nel vivo della storia. Altri libri invece mi fanno paura e non li leggo perché potrebbero toccare dei nervi scoperti e non so se riuscirei a venirne fuori.

Penso comunque che ognuno di noi vive la lettura in modo almeno un po' diverso, anche se tutti troviamo libri che ci parlano, libri che non ci dicono niente, libri che ci intrattengono e questo basta. Dipende anche dal periodo in cui ci troviamo. Perché anche se la lettura è parte della nostra vita, a volte ci sentiamo bloccati e non riusciamo a leggere, altre volte va tutto a gonfie vele, altre invece tutto sembra riportarci a dei pensieri che per quanto ci sforziamo non ci lasciano.
 

qweedy

Well-known member
Nel mio caso la lettura serve per pensare ad altro, per evadere con la mente, perciò non desidero identificarmi con il protagonista o con le vicende narrate. Mi piace cercare di capire come ragionano i personaggi del libro, sono curiosa di capire quali sentimenti o ragionamenti li fanno agire. Tanto meglio se sono storie e situazioni ben lontane da me.
Ovviamente ci sono alcuni tratti del carattere che possono essere più affini o più comprensibili per me, ma non cerco l'identificazione, proprio no. Mi muove la curiosità di capire come funziona la mente altrui, i meccanismi che la fanno agire.

In periodi di forte stress, i thriller sono la lettura più adatta a me, perché tengono desta l'attenzione che in situazioni di vita complicate è assai carente (i problemi quotidiani tendono a monopolizzare la mente e a riaffiorare continuamente), e c'è la curiosità di scoprire la psicologia dei protagonisti. Se leggessi un romanzo prolisso e noioso, dopo la prima frase ritornerei a rimuginare i miei problemi. Cerco invece un'ambientazione e argomenti che mi portino lontano da me, almeno per un po'.
 

Roberto89

Well-known member
Mi viene da aggiungere che la lettura ha due aspetti, quello di immedesimarsi nella storia e/o nei personaggi, e quello di evadere dalla realtà, e dai vostri commenti penso che alla fine le due cose possono coesistere ma anche no
 

MaxCogre

Member
Non si legge bene, ma il mio avatar è snoopy che scrive "sii te stesso, ma se sei un cretino non insistere. Sii un altro"
Ecco, io quando leggo ( mi sono appena dato del cretino!) desidero ardentemente entrare nei panni di qualcun altro, e mai e poi mai vorrei incontrare un protagonista che mi assomigli o mi ricordi i quotidiani sbattimenti (mi viene quella vecchia battuta di allen, non entrerei mai in un club che mi accettasse come suo membro ). In definitiva, ti capisco tanto, e ti consiglio invece di obbligarti a un periodo di letteratura di pura evasione, se non gialli almeno qualcosa fortemente basata su violenza e sesso lol ... Toccasana, credimi! Che poi, dai tempi di apocalittici e integrati, abbiamo capito che Linus, i fumetti, i romanzi gialli rosa etc SONO letteratura, non c'è piu bisogno della condiscendenza di nessun Umberto Eco ;-)
 
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lettore marcovaldo

Well-known member
Leggo principalmente per soddisfare un bisogno di curiosità e di ricerca di nuove voci e pensieri. A volte quindi incontro cose conosciute, magari viste da una nuova angolazione, a volte cose per me inedite. Da un certo punto di vista non leggo per evasione perché pensieri e preoccupazioni tendono a distrarmi dalla lettura. Penso che dipenda da cosa si affronta. Un lungo romanzo può richiedere una dedizione e una costanza maggiore di un raccolta di racconti o un saggio diviso in capitoli. Poi credo che ci siano libri giusti in certi momenti e in certe stagioni.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Caspita, quanta partecipazione! Ringrazio tutti nell'attesa di essere di nuovo ispirata per proseguire a scrivere su questo argomento per me molto importante.
 

greenintro

Member
Penso sia inevitabile sentirsi coinvolti in una storia tanto più ci si immedesima con la personalità di un determinato personaggio. Per quanto mi riguarda il riconoscermi in un determinato personaggio è una condizione quasi necessaria per seguire con passione un racconto. Il mio romanzo preferito sono "Le notti bianche" anche perché mi riconoscevo nel protagonista in molti aspetti della personalità, la tendenza a fantasticheggiare, a idealizzare, la condizione di solitudine, introversione, mi sono appassionato alla sua storia d'amore con Natenska quasi come fosse la mia. Oppure, anche senza per forza identificarsi in modo così profondo con un personaggio, ci si può sentire stimolati a leggere le vicende di qualcuno, magari caratterialmente diverso da noi ma che nello specifico di una situazione narrata reagisce più o meno come faremmo noi. Posso capire la posizione di chi dice "mai vorrei ritrovare in un libro personaggi simili a me", ma il punto è non è questione di volontà, ma di sentire. L'empatia (o la simpatia) non sono qualcosa che decidiamo scientemente di provare, capita e basta. Ciascuno di noi è per se stesso la persona più importante per la sua vita ed è inevitabile che l'interesse per la lettura sia stimolata da quanto ritroviamo noi stessi in ciò che leggiamo. Ogni punto di vista sul mondo, anche il più altruistico, è sempre per forza di cose un punto di vista "egocentrico", reputiamo il mondo bello o brutto, giusto o sbagliato sempre relativamente al nostro sistema di valori personali, preferenze soggettive, cioè alla nostra identità. Può sembrare qualcosa di brutto, egoistico ecc, ma alla fine credo che la grandezza della narrativa (a tutti i livelli, letteraria, teatrale, cinematografica ecc.) stia anche nella capacità di produrre sospensione dell'incredulità, portare il lettore, lo spettatore a perdere coscienza del confine tra reale e immaginario per vivere ciò che legge, guarda proprio come se fosse la sua vita, e per far questo diventa necessario che ci sia almeno un personaggio, situazioni in cui rivedere se stessi e la propria vita. Per cui io distinguerei due piani del discorso, uno più "distaccato", oggettivo, entro cui nulla vieta di avere stima e anche simpatia per personaggi letterari anche molto diversi da noi, un altro più emotivo in cui l'immedesimazione diventa requisito fondamentale perché ci si appassioni, al di là di una stima mentale "a freddo", senza passionalità.

Peraltro il discorso del "mai vorrei ritrovare in un libro personaggi simili a me" in certi casi posso condividerlo anch'io. Ora è in corso la lettura di Oblomov e mi riconosco anche molto nei tratti di pigrizia, decisa preferenze per stare nel mondo del pensiero astratto e della contemplazione piuttosto che per l'azione pratica nel mondo esterno, al tempo stesso mi rendo conto di quanto nel libro questi tratti siano esasperati in senso negativo e anche in parte caricaturale (perlomeno fin dove sto leggendo al momento), e allora scatta un meccanismo mentale di auto-protezione in cui cerco di prendere le distanze e mi fa piacere ritrovare anche dei punti di diversità tra me e il personaggio, proprio per evitarmi di sentirmi del tutto schiacciato in una figura presentata in modo così negativo ed estremo. Ho fatto un esempio recente, ma potrei farne diversi, non è affatto raro.
 

Pathurnia

Capafresca
Rieccomi. Mi sono venute in mente tante cose, ripensandoci.
Soprattutto la spinta principale che mi induce a leggere, che è un misto di desiderio, struggente rimpianto, avidità per le cose che non ho conosciuto o che ho conosciuto poco. Per come la vedo io mi ci vorrebbero altri cinquant'anni almeno per conoscere ciò che desidero, e nel frattempo il mondo sarebbe andato avanti ed io sarei sempre allo stesso punto, o forse no ma il risultato sarebbe lo stesso. Mi tormenta l'idea che non ho approfondito la lettura degli antichi miti, delle usanze dei vari popoli, ma anche del "destino del pianeta" e non è detto che questo sia solo saggistica, sto aspettando di ricevere "Il paese delle maree" di Amitav Ghosh che parla di mutamenti climatici però è un romanzo... (ma anche dello stesso autore "La grande cecità" che è saggistica affascinante).
Da questo forum ho avuto ottimi suggerimenti, soprattutto i due libri della serie M il figlio del secolo" e "l'uomo della provvidenza" citati da malafi, ma anche altri.
Allora, quello che voglio dire è che ciò che mi spinge è il bisogno (tenetevi stretti perché la sparo grossa, ma è così) di capire la vita.
Sento che quello che sto costruendo, diciamo il "pathurniapensiero" , è qualcosa che ovviamente sarà sempre in progress, ma che ci posso fare, metà delle cose che ho fatto non le rifarei perché qualcosa ho capito, però conoscere non mi basta e non mi basterà mai.
Poi, se parliamo di intrattenimento per non pensare, mi bastano i fumetti di Topolino.
Se devo puntualizzare una risposta al titolo del 3D, direi che sì, leggo per pensare a me-nel-mondo e a come vedere tutto quanto.
Lo so, le imprese facili non mi attraggono.
Per fortuna è arrivato il pranzo così la smetto di sparare ca****e.🙋‍♀️
 

qweedy

Well-known member
Allora, quello che voglio dire è che ciò che mi spinge è il bisogno (tenetevi stretti perché la sparo grossa, ma è così) di capire la vita.
Sento che quello che sto costruendo, diciamo il "pathurniapensiero" , è qualcosa che ovviamente sarà sempre in progress, ma che ci posso fare, metà delle cose che ho fatto non le rifarei perché qualcosa ho capito, però conoscere non mi basta e non mi basterà mai.
Soprattutto la spinta principale che mi induce a leggere, che è un misto di desiderio, struggente rimpianto, avidità per le cose che non ho conosciuto o che ho conosciuto poco.

Ecco, io l'ho chiamata curiosità, che forse è riduttivo, ma è esattamente questo che intendevo e che mi spinge alla lettura.
Curiosità di capire la vita, di capire i meccanismi che muovono e fanno agire le persone, anche quelle diverse da me.
Non cerco solo me stessa nei libri, cerco il mondo e la vita.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Comunque credo e temo che l'impedirsi riguardi solo chi ha problemi e non è soddisfatto della propria vita. In condizioni normali non è necessario evitare confronti. Poi certo c'è la questione dei gusti personali e anche chi ha una vita appagante può preferire letture descrittive piuttosto che riflessive. Nel mio caso sono patologica perché mi ostino a cercare me stessa nei libri. Eppure non mi sono mai giudicata egocentrica, piuttosto la mia è una forma di bisogno di comunione e condivisione, se trovo altri come me nella vita e nei libri mi sento meno sola.
E qui c'è già in parte la risposta per @Ondine... Un po' di liberazione forse c'è anche se io la percepisco come fonte di disagio durante la lettura. Sul finale però posso dire di aver avuto anche consolazione.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Vorrei aggiungere altro, dopo aver letto i vostri interventi mi sono venute in mente diverse cose da dire ma poi rischierei di andare troppo sul personale e non mi sembra il caso. Però sono contenta che sia venuta fuori questa discussione così quasi per caso.
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Una cosa che riguarda i miei gusti letterari però posso scriverla.
Ai generi già citati che non preferisco (gialli, noir e thriller di cui invece prediligo la versione cinematografica) posso aggiungere anche i fantasy e i libri con scene di sesso e violenza (anzi questi, pur ringraziando @MaxCogre per il consiglio scherzoso, non riuscirei mai a leggerli).
Se poi ci sono troppe scene descrittive mi perdo, distraggo e mi annoio anche quindi mi vado a scegliere quasi sempre letture che mi facciano soprattutto riflettere.
Leggere è per me quasi un' ossessione, devo farlo per forza, e in questo potete ben capirmi, credo, indipendentemente dai vostri interessi 😉.
 

Pathurnia

Capafresca
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Leggere è per me quasi un' ossessione, devo farlo per forza, e in questo potete ben capirmi, credo, indipendentemente dai vostri interessi 😉.
Fino a un certo punto, mia cara. Per me non è un'ossessione. Ci sono molteplici attività che, pur non essendo ugualmente arricchenti, raggiungono lo scopo di allontanarmi dai problemi. Uno è la meditazione. Puoi credermi, ci sono state catastrofi nella mia vita che non avrei potuto affrontare se in quel momento non avessi avuto accanto la guida giusta. Ora vado OT, ma pazienza.
Tanti tanti anni fa, lontano lontano nei miei 111 anni,;) una volta cominciai il training autogeno senza crederci. E non funzionò. Quando il terapeuta mi diceva di chiudere gli occhi e pensare al prato verde, io mi dicevo: "Ma che scema sono, sto qui a pagare per immaginare un prato verde quando potrei andarci davvero e camminare gratis tra le pratoline..."
Poi le cose sono andate peggio (succede) e anni dopo, quando ho trovato la giusta motivazione ho scoperto che invece poteva aiutarmi. Che funzionava. Che era un modo per allontanarsi dai circuiti mentali tossici. Non è una pubblicità-progresso, è vita vissuta. Ma affinché funzioni bisogna crederci, e qui casca l'asino.
Un'altra cosa meravigliosa, per me, è stato metter su giardini. Innamorarmi di ogni nuova fogliolina sapendo cosa diventerà, spaccarmi la schiena a piantare alberi, sbagliare, veder morire piante trattate nel modo sbagliato, buttar via "Gardenia" che è buono solo da leggere dal dentista, studiare le caratteristiche della mia terra, imparare quali piante mettere e quali no, imparare ad avere pazienza. Fare cose cretine come il "cesareo ai boccioli" e capire che è una scemata, che devi saper aspettare che ciò che deve accadere accada. Un amore così ti prende tutti i pensieri, anzi, per dirla come chi fa meditazione, ti fa raggiungere lo stato di non-pensiero, quando tutto quello che sei è lì, in quello che stai facendo, e non senti la stanchezza o la fame o le preoccupazioni.
E' stato di grazia, molto più che far l'amore anche perché dura mooolto di più (e non c'è il problema di imbroccare il partner giusto;))
Per questo ti dico: per me leggere è importante, ma non per evitare il "tarlo mai sincero che chiamano pensiero"(Guccini), per quello ci sono tanti altri modi, secondo me.
 
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Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
@Pathurnia: ma infatti io quando leggo penso, anche troppo, questo è il mio cruccio principale 🤦🏻. Non è affatto un modo per allontanarmi dai problemi, anzi, come ho già detto, mi sento talmente coinvolta che riaffiorano spesso. Però è un bisogno profondo che ho. Purtroppo il tempo libero non è molto e spesso sto qui o su wapp a parlare di libri piuttosto che leggerli, oppure seguo serie e programmi tv che mi allontanano da loro, ma questa è un'altra storia.
Il titolo del 3d non è mio ma di MonicaSo, che affettuosamente invidio se invece riesce a farlo.
Sulla meditazione posso dirti che ci ho provato pure io, però da sola, ma non ho la giusta pazienza per farla 🤷. Invece l'orto faceva bene anche a me, per diversi anni l'ho coltivato insieme a mia mamma e al mio compagno, mi definivo pure lettrice contadina ☺️. Abbiamo fatto tutto da soli, giusto con qualche consiglio dai veri contadini, ed era davvero una soddisfazione raccogliere i frutti della propria fatica. Poi per problemi di salute abbiamo abbandonato e tuttora non è possibile riprenderlo. Il tempo passato a piantare, estirpare erbacce e raccogliere (questi erano i miei compiti principali) era davvero piacevole e un toccasana per rilassarmi. Certo, sudavo parecchio, ma la bontà dei nostri prodotti era ineguagliabile 😋.
 
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