La poesia del giorno....

qweedy

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Ci abituiamo al buio
quando la luce è spenta;
dopo che la vicina ha retto il lume
che è testimone del suo addio,
per un momento ci muoviamo incerti
perché la notte ci rimane nuova,
ma poi la vista si adatta alla tenebra
e affrontiamo la strada a testa alta.
Così avviene con tenebre più vaste.
quelle notti dell’anima
In cui nessuna luna ci fa segno,
nessuna stella interiore si mostra.
Anche il più coraggioso prima brancola
un po’, talvolta urta contro un albero,
ci batte proprio la fronte;
ma imparando a vedere,
o si altera la tenebra
o in qualche modo si abitua la vista
alla notte profonda,
e la vita cammina quasi dritta.

E. Dickinson

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Stefano Furlani - Sassi D'Autore
 

qweedy

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MAGARI

A voi, ragazze isolate del secolo
condottiere silenziose, sconosciute alla gente
voi, sulle cui labbra è morto il sorriso,
voi che siete senza voce in un angolo sperduto, piegate in due,
cariche dei ricordi, nascosti nel mucchio dei rimpianti
se tra i ricordi vedete il sorriso
ditelo:
Non avete più voglia di aprire le labbra,
ma magari tra le nostre lacrime e urla
ogni tanto facevate apparire
la parola meno limpida.

da Nadia Anjuman Poesie scelte
poetessa afghana
 

qweedy

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Il diritto di gridare

Non ho voglia di aprire la bocca
di che cosa devo parlare?
che voglia o no, sono un’emarginata
come posso parlare del miele se porto il veleno in gola?
cosa devo piangere, cosa ridere,
cosa morire, cosa vivere?
io, in un angolo della prigione
lutto e rimpianto
io, nata invano con tutto l’amore in bocca.
Lo so, mio cuore, c’e stata la primavera e tempi di gioia
con le ali spezzate non posso volare
da tempo sto in silenzio, ma le canzoni non ho dimenticato
anche se il cuore non può che parlare del lutto
nella speranza di spezzare la gabbia, un giorno
libera da umiliazioni ed ebbra di canti
non sono il fragile pioppo che trema nell’aria
sono una figlia afgana, con il diritto di urlare.

Nadia Anjuman

Nadia Anjuman, 25 anni, poetessa afghana, il 4 novembre 2005, ad Herat, nel centro occidentale dell’Afghanistan, viene massacrata di botte dal marito per aver osato declamare in pubblico versi tratti da un libro di poesie, che parla d’amore, “Gul-e-dodi’” (Fiore rosso scuro) scritto prima del matrimonio. Nadia, madre di una bimba di 6 mesi, era una tra le più affermate poetesse del paese. La causa della sua morte è da imputarsi a percosse multiple alla testa. La polizia arresta il marito di lei e la suocera, con accusa di omicidio. L’uomo, sostiene che la causa della morte della moglie è il suicidio.

Il marito, ricercatore universitario della facoltà di lettere, viene regolarmente processato, e assolto un anno dopo in ultima istanza dalla corte, tornando, dopo un breve soggiorno in carcere, al suo incarico universitario, riabilitato a tutti gli effetti. Per le autorità afgane Nadya è morta d’infarto. O si è suicidata.
 

qweedy

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Scorcio di secolo

Doveva essere migliore degli altri il nostro XX secolo.
Non farà più in tempo a dimostrarlo,
ha gli anni contati,
il passo malfermo,
il fiato corto.

Sono ormai successe troppe cose
che non dovevano succedere,
e quel che doveva arrivare non è arrivato.

Ci si doveva avviare verso la primavera
e la felicità, tra l’altro.

La paura doveva abbandonare i monti e le valli.
La verità doveva raggiungere la meta
prima della menzogna.

Alcune sciagure
non dovevano più accadere,
ad esempio la guerra
e la fame, e così via.

Doveva essere rispettata
l’inermità degli inermi,
la fiducia e via dicendo.

Chi voleva gioire del mondo
si trova di fronte a un’impresa
impossibile.

La stupidità non è ridicola.
La saggezza non è allegra.

La speranza
non è più quella giovane ragazza
et cetera, purtroppo.

Dio doveva finalmente credere nell’uomo
buono e forte
ma il buono e il forte
restano due esseri distinti.

Come vivere? – mi ha scritto qualcuno
a cui io intendevo fare
la stessa domanda.

Da capo, e allo stesso modo di sempre,
come si è visto sopra,
non ci sono domande più pressanti
delle domande ingenue.

Wisława Szymborska
da Gente sul ponte, in Vista con granello di sabbia.
 

Shoshin

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Tutti i soli, all’alba, dormono ancora un po’.
Confusi, indifferenti,
non si preoccupano del fuoco del giorno,
dei volti degli uomini,
della morte, delle guerre.
Tutti i soli, all’alba, sono come dei bambini,
che non sanno che fare del tempo.

Ismail Kadare
 

qweedy

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La donna, se vuole, riesce a far stare
tanti mobili in una stanza minuscola,
marmellate di tutti i colori in barattoli
piccolissimi,
il mare dentro un bicchiere da acqua,
una farmacia, una bigiotteria,
le foto di famiglia,
dentro una borsa da polso.
Fa stare la notte dentro la sua anima,
un ricordo nel suo vestito,
i suoi singhiozzi dentro una canzone,
la lussuria in uno sguardo,
la compassione in un tocco.
L’indifferenza nei suoi passi,
l’irresistibilità nelle curve delle labbra,
la memoria in un sorriso.
La sua mestizia in una sigaretta,
i suoi segreti dentro un caffè,
le sue grida in un silenzio.
Un uomo nel suo cuore
e nel suo letto per tutta una vita,
un figlio nel grembo e nella sua vita.
La donna, se vuole,
riesce a fare spazio a tutto,
ma chissà perché,
non riesce a far spazio a se stessa,
non si riesce farla stare
in questo enorme mondo.

Ozdemir Asaf
 

Shoshin

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Amare ciò che si è perduto
lascia confuso questo cuore.
Nulla può l’oblio
contro l’insensato
appello del No.
Le cose tangibili
divengono insensibili
al palmo della mano.
Ma le cose finite,
molto più che belle,
quelle resteranno.

Carlos Drummond de Andrade
 

qweedy

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Che non ti dicano

Riceverai le rose della vita:
prendile, non fare caso a chi dice
che presto sfioriranno:
sentirai il loro profumo per un attimo
E questo è molto, è tutto.

Col tempo
resterà il ricordo del loro profumo
e alla fine saranno tue le spine.

Non permettere a nessuno di raccontarti
l'origine del dolore.

Alfonso Brezmes
SED, ed Renacimiento, 2020
Traduzione: Mirta Amanda Barbonetti

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Shoshin

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Ma se d'improvviso una sera
ci guardassimo negli occhi
avremmo fatto un buon uso,
un uso semplice e profondo
di noi e del mondo.

Franco Arminio
da Cedi la strada agli alberi
Poesie d'amore e di terra
 

qweedy

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Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze
mi hanno formato fino dall’infanzia.
Ma torno ancora, ricomincio,
nel mio ritorno si libera lo sguardo.

Mi resta solo da colmarlo,
e quella gioia impenitente
d’avere amato cose somiglianti
a quelle assenze che ci fanno agire.

Rainer Maria Rilke
(Traduzione di Roberto Carifi)


TESTO ORIGINALE
Tous mes adieux sont faits. Tant de départs
m’ont lentement formé dès mon enfance.
Mais je reviens encor, je recommence,
ce franc retour libère mon regard.

Ce qui me reste, c’est de le remplir,
et ma joie toujours impénitente
d’avoir aimé des choses ressemblantes
à ces absences qui nous font agir.
 

qweedy

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Ricordo di Marie A.

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l’amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d’estate
c’era una nube ch’io mirai a lungo:
bianchissima nell’alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell’amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: l’ho baciato un giorno.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall’alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.


Bertolt Brecht
 

Shoshin

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Non sai bene se la vita è viaggio,
se è sogno, se è attesa,
se è un piano
che si svolge giorno dopo giorno
e non te ne accorgi
se non guardando all'indietro.
Non sai se ha senso.
In certi momenti il senso non conta.
Contano i legami.

Jorge Luis Borges
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Shoshin

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Ora però devo frenare il rimprovero
che comincio a farmi assai spesso
di avere sprecato il mio tempo
a pensare alla morte.
In fondo è stato furiosamente bello
vivere nel cuore dell’ansia
ogni minuto.
Se mi fossi calmato,
se mi fossi dato alla speranza
alla fiducia
ora sarei già vecchissimo.
In realtà ho difeso in ogni modo
la mia infanzia
e tutto il mio fuggire
è stato un modo splendido
di restare, di fermarmi.

Franco Arminio

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qweedy

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C'è un limite al dolore

C’è un limite al dolore
in quel limite un caro conforto
un’improvvisa rinunzia al dolore.
Il pianista cerca un fiore nel buio
e lo trova, un fiore che non si vede
…e ne canta la certezza.
Il gioco è questo: cercare nel buio
qualcosa che non c’è, e trovarlo.

Ennio Flaiano
 

Shoshin

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Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L'acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch'io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

Emily Dickinson

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qweedy

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Che lo si voglia o no
Abbiamo soltanto tre alternative:
Il passato, il presente e il domani.

E neppure tre
Perché come dice il filosofo
Il passato è passato
E ci appartiene solo nel ricordo:
A quella rosa che s’è ormai sfogliata
Non si può domandare un altro petalo.

Le carte da giocare
Son soltanto due:
Il presente e il giorno di domani.

E neppure due
Dato ch’è un fatto ben consolidato
Che il presente non esiste
Se non nella misura in cui si fa passato
E ormai passò…
come la gioventù.

Tirando le somme
Ci rimane soltanto il domani:
Io alzo il mio bicchiere
A questo giorno che non viene mai
Ma ch’è l’unica cosa
Della quale realmente disponiamo.

Nicanor Parra
 

qweedy

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STUDI SULL'AMORE. 33

Le intimità provvisorie servono a capire
che ci sono pochissime persone
a cui veramente possiamo piacere.
Non bisogna amare per impazienza
persone che non sono fatte
per il nostro amore,
bisogna aspettare in silenzio
le intimità improvvise,
l’enorme vicinanza di chi entra ed esce da noi
con la stessa naturalezza di un respiro.
Gli amori impazienti ci stancano inutilmente,
in quel caso siamo soli, soli come un pesce
sul palmo della mano.

Franco Arminio
 

qweedy

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GINNASTICA MATTUTINA

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

Nina Cassian
 

alessandra

Lunatic Mod
Membro dello Staff
GINNASTICA MATTUTINA

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

Nina Cassian
L'ho letta ieri. Stavo per proporla per il poeticforum. Coincidenze poetiche :)
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
GINNASTICA MATTUTINA

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.
Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

Nina Cassian
Senza (purtroppo) la frase
Signore, abbi pietà di me
potrei averla scritta io 😲
 
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