La poesia del giorno....

qweedy

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qweedy

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Un prato in pendio, quanto ci vuole
per correre la discesa senza paura
di cadere, ma quasi andando incontro alla caduta
con il batticuore del volo.
Ruzzolare, rotolarsi e dopo rialzarsi
in uno scoppio di luce che è lì da millenni
a portare con sé paglia e steli nel maglione e fra i capelli.
Anche il razzolare delle bestie nell’aia
può essere sufficiente; farsi rincorrere
dal gallo mattutino, intenerirsi dal pulcino
scaldato dalle mani, pulcino tu stesso
farti graffiare dall’abbraccio ruvido
del padre tornato da lontano.
Oppure, con la piccola coppa delle mani,
levare sgocciolante dalla pietra
l’acqua dei torrenti di montagna.
Creature, creato adesso convocati
in un singolo nodo alla gola
che spinge in alto le lacrime, nel cuore del cielo
dove ricominciare la discesa,
ruzzolare, cadere
farsi male.

Pierluigi Cappello
Da "Un prato in pendio" Rizzoli
 

qweedy

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Bisogna, alle cose,
lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione
che viene dal loro interno
e che da niente può essere
forzata o accelerata.
Tutto è: portare a compimento
la gestazione
e poi dare alla luce.

Bisogna avere pazienza
verso le irresolutezze del cuore
e cercare di amare le domande stesse
come stanze chiuse a chiave e come libri
che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.

Si tratta di vivere ogni cosa.
Quando si vivono le domande,
forse, piano piano, si finisce,
senza accorgersene,
col vivere dentro alle risposte
celate in un giorno che non sappiamo.

Rainer Maria Rilke
 

qweedy

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Dopo

Non quelli dentro il bunker,
non quelli con le scorte alimentari, nessuno di città,
si salveranno indios, balti, masai,
beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli,
e poi uno di Napoli nascosto nel Vesuvio,
e un ebreo avvolto in uno sciame di parole,
per tradizione illesi dentro fornaci ardenti.
Si salveranno più donne che uomini,
più pesci che mammiferi,
sparirà il rock and roll, resteranno le preghiere,
scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie.
L’umanità sarà poca, meticcia, zingara
e andrà a piedi. Avrà per bottino la vita
la più grande ricchezza da trasmettere ai figli.

Erri De Luca

 
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qweedy

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Bello, bello, bello mondo

Io sono dei vostri, alberi. Sono dei vostri
animali eleganti, sono dei vostri. Credetelo.
Ci separa un niente, colore, capello,
piccolo piccolo nome: l'impianto del
respiro è solo apparente diverso.
Ci guarderemo fraternamente.
Ci capiremo con l'albero e col seme,
capiremo l'insetto e la grandine.
Essere mondo, voglio. Sentirmi
a casa nel cosmo. E le maree saranno
la strada del gonfio cuore. Sarà d'amore
se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d'amore.
E luce voglio. Così m'impetalo, che mi spensiero,
che rido mentre corro come la rondine,
mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco,
mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo,
divento cima e svetto, mi innevo e frano.

Tutto questo io voglio, dolcemente, perché
fuori dell'umano il dolore è uno sparo
minimo e la più gran parte è ridere,
mi pare, e il grande canto.

Lo senti il firmamento? Come è sereno.
Anche noi siamo dentro.
Abbiamo polverine dentro il sangue
antiche come il cielo,
hanno dentro l'impronta d'un andare
semplice e grande, come le grandi sfere.
Abbiamo Vega nel sangue
la stella prodigiosa, e istruzioni precise
per il viaggio per l'appontaggio
e coraggio abbastanza per ogni volo.

Mariangela Gualtieri

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Beth Conklin
 
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qweedy

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Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca.
Le cerca. Le cerca. Paziente
si perde, ritorna. La luce
non sa della pioggia. La pioggia
non sa della luce. Le porte,
le porte del mondo son chiuse:
serrate alla pioggia,
serrate alla luce.

Sandro Penna
 

Shoshin

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Laura Antonelli era nata a Pola il 28 novembre del 1941.
Gli ultimi anni della sua vita sono stati così difficili.
Solitari.
Simone Cristicchi è stato uno tra i pochi artisti a starle accanto.
E Simone ha scritto una poesia in musica per Laura .
 

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Ti guardo dalla finestra:
semini bellezza che respira
tinta che fa
ondeggiante il mondo,
intimo l’aperto,
sorridi mentre corri,
lunga e distesa
cadi e sei silenzio.
Come è sonora
la tua mutezza,
articola un bene
che è equanime accoglienza
senza altra scelta bene
tutto bene
senza possibilità d’altro.
Contatto avvenuto contatto,
neve.

Chandra Candiani da 'La bambina pugile'
 

Altrove

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In un momento

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose, erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P:S: E così dimenticammo le rose

Dino Campana
 

Shoshin

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Queste indelebili tracce
che si fanno vive al mattino
nel forno del sangue,
la pelle si segna di fresche bruciature
anima e corpo cosí confusi e gemelli,
fornai della notte, impastano
infarinano lievitano.
Queste invisibili tracce
lineamenti del dentro di sé
zitte, zitte ora
che io respiri libera di me
che anonima mi aggiri
tra le rovine della storia
chiamando a raccolta i nomi
degli altri, chi scampa
è rappezzatore per sempre.

Chandra Candiani da 'La domanda della sete'. (Einaudi)
 

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La preghiera dell’alba

Fa miracoli questo albeggiare.
Scrive la sua pagina di luce
sul quaderno scuro della notte.
Annulla la nostra disperazione,
assolve la nostra follia,
accerta che il mondo
non si è dissolto nelle tenebre
come abbiamo temuto
a partire da quella sera in cui,
da una caverna della preistoria,
osservammo per la prima volta il crepuscolo.
Ieri non resuscita.
Quello che è dietro non conta.
Quel che vivemmo già non è più
L’alba ci consegna la prima ora
la prima ora di un’altra vita.
La sola nostra verità
è il giorno che comincia.

José Emilio Pacheco
 

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Punta sulle nuvole
sugli alberi
e su altre cose mute,
non tue, non vicine,
non addestrate a compiacerti,
punta sulla luce,
cercala sempre,
infine punta sulla tua follia,
se ce l’hai,
se non te l’hanno rubata
da piccolo.

Franco Arminio
 

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Esempi di amore

Amo quello che unisce, l’ago, il filo,
ricuciono le labbra di una camicia, di una ferita.
Amo il sentiero di montagna inciso dai passi,
che collega villaggi, baite, rifugi, malghe.
Amo il piccolo schermo illuminato
dove posso vedere il tuo sbadiglio lontano
e la mappa del mondo alle tue spalle.
Amo la congiunzione e, perché congiunge,
la penna sul quaderno che riunisce
la mano che ti scrive agli occhi tuoi che sfiorano le righe.

Erri De Luca (Crocetti Editore - Raccolto diurno)
 

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Tienimi l’ultimo posto, Dio.
Quello che non dà troppo nell’occhio,
in fondo alla tavola,
più vicino ai camerieri che ai festeggiati.
Perché non so stare con le persone importanti.
Non so vincere.
Non sono capace a far festa come gli altri.
Tienimi l’ultimo posto, Dio.
Quello che nessuno chiede.
Giù, in fondo al bus sgangherato
che trasporta i pendolari della misericordia
ogni giorno dal peccato al perdono.
Tienimi l’ultimo posto, Dio.
Quello in fondo alla fila.
Aspetterò il mio turno
e non protesterò se qualche prepotente
mi passerà davanti.
Tienimi l’ultimo posto, Dio.
Per me sarà perfetto
perché sarai Tu a sceglierlo.
Sarò a mio agio
e non dovrò vergognarmi di tutti i miei errori.
Sarà il mio posto.
Sarà il posto di quelli come me.
Di quelli che arrivano ultimi,
e quasi sempre in ritardo,
ma arrivano,
cascasse il mondo.
Tienimi quel posto, Dio mio.

Eric Pearlman
 

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Provviste per l’inverno

E tu ce l’hai abbastanza legna
per i giorni dell’incomprensione
per il freddo dei tradimenti
per le verità dette male
per questo inverno

ce l’hai la legna
del primo passo dopo la ferita
dell’omissione dell’offesa
della mano oltre l’accusa
del bacio dove brucia.

Tu ce l’hai abbastanza legna
per fare un falò di stelle
e danzare in tondo
un amore scalzo
la fine dell’orgoglio

ce l’hai la legna
per fare il vino
un miracolo
le labbra rosse
che imbarazzano la morte
lo spicchio di un sorriso
l’odio cade orfano
la ruga lascia il viso.

Manuela Toto
Da La formica matura
 

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Fine d’anno

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Jorge Luis Borges
1923


Anna Berezovskaya Memories of the Future
 

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Promemoria per tutti gli anni futuri

Ricordare gli anni passati.
Le infinite transumanze.
Tutti i luoghi che ho attraversato.
Dove ho appoggiato le mani.
E le labbra.
Ripercorrere il contorno
di ogni morto con gli occhi
fissare il volto dei vivi.
Costruire altari
dove mi hanno sparato
lasciare un fiore e un respiro.
Fare miracoli con quello che ho
non aspettare tempi migliori
per fare il pane e forgiare gioielli.
Tenere presente
la tempesta che sbatte
sul porto di ogni uomo
e tacere.
Indignarmi per le ingiustizie
negare asilo al male
cantare la gioia
contemplare ogni mattina
le montagne che sanno
la forma dell’eterno
pregare senza posa
senza parole chiedere
con moderata sfrontatezza
solo tutto il bene.
Permettere alle novità
di farmi paura.
Ricordare che ho un corpo.
Che niente muore.
Che nulla è mio.
Che esiste solo oggi.

Manuela Toto (La formica matura)
 

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La vita in prosa

Il fatto è che la vita non si spiega
né con la biologia
né con la teologia.
La vita è molto lunga
anche quando è corta
come quella della farfalla –
la vita è sempre prodiga
anche quando la terra non produce nulla.
Furibonda è la lotta che si fa
per renderla inutile e impossibile.
Non resta che il pescaggio nell’inconscio
l’ultima farsa del nostro moribondo teatro.
Manderei ai lavori forzati o alla forca
chi la professa o la subisce. È chiaro che l’ignaro
è più che sufficiente per abbuiare il buio.

Eugenio Montale
 
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