La poesia del giorno....

Shoshin

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Ieri leggevo questa poesia,a proposito dei poeti...

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini
 

qweedy

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“Ci sono donne che dicono:
mio marito, se vuol pescare,
peschi pure,
ma che pulisca i pesci.
Io no. A qualsiasi ora
della notte mi sveglio,
aiuto a desquamare, aprire,
tagliare e salare.
E’ così bello, solo noi soli
in cucina,
a volte i gomiti
si urtano,
lui dice cose come “questo è stato
difficile”
“ha luccicato in aria
scuotendo la coda”
e fa il gesto con la mano.
Il silenzio di quando ci siamo visti la
prima volta
attraversa la cucina come un fiume
profondo.
Infine, i pesci sul vassoio,
andiamo a dormire.
Cose argentate irrompono:
siamo marito e moglie.”

Matrimonio - Adélia Prado
 

qweedy

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Io – un’adolescente?
Se qui, ora, d’improvviso, mi comparisse davanti,
dovrei forse salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?
Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?
Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono uguali,
la calotta cranica, le orbite oculari.
Perché già i suoi occhi sembrano un po’ più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
da una pelle liscia, senza un’imperfezione.
In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo, di questa cerchia,
vivi lo sono quasi tutti,
mentre nel mio quasi nessuno.
Siamo così diverse,
così diversi i nostri pensieri e le parole.
Lei sa poco –
ma con caparbietà degna di miglior causa.
Io so molto di più –
ma non in modo certo.
Mi mostra qualche poesia,
scritta con una grafia nitida, accurata,
come ormai non scrivo più da anni.
Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’, forse quest’unica,
se solo si accorciasse
e correggesse qua e là.
Il resto non promette nulla di buono.
La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.
Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.
Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa.
Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.
La conservo ancora.

Wisława Szymborska
 

qweedy

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Nel novero delle cose piccole
metterei la piantina che ho comprato al mercato.
Estati che valgono una vita e torte di compleanno tonde
come la solitudine.
Nel novero dei minimi particolari
ci sono la foglia che è spuntata ieri e il momento in cui
dalle mie mani e dal forno elettrico
lievitarono un profumo di mollica e la crosta del pane.
Le radici rinnegate, gli orchestrali piumati
che danno la sveglia al mattino
e aumentano via via che cresce la quercia.
Poi l’albero delle albicocche, quando a giugno
si macchia di frutta e non sai perché.
La consolante disperazione, non l’indifferenza.
L’alfabeto del dolore, imparato con lezioni private memorabili.
Nel novero delle cose piccole
c’è questa vita di assolo, allegretti, foglie che si aprono sempre,
farina che resuscita senza miracolo, e polvere era.
Segni scompaginati dal vento.
Però con un senso del ritmo e forse anche del metro.

Paola Malavasi, Nel novero delle cose piccole.
 

Shoshin

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Ora che il libro forse mi è riuscito,
ora mi è chiaro
che il resto sarebbe troppo.
Venga pure il mal di denti,
si guasti quello che si deve guastare.
Domani mi sveglio
con il cuore in mano
e nella voce il resto.
Il mio corpo si è tutto sciolto
nella lingua.
Ora posso davvero cedere
la strada agli alberi,
andare nel verde e nell'azzurro
che c'è in giro,
sentire quanti animali fremono
nel bosco del respiro.

Arminio
 

qweedy

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Somigliare è discreto rubare
e non si sospetta
nemmeno che si debba chiedere
permesso
per certe cose. Si dice
gli occhi da chi li ha presi? la bocca,
di chi è la bocca?
e da sempre la vita si tramanda per furti.

Così confesso
che ho qualcosa di tuo: te lo ricordi
l’ultimo litigio?
Ti sei voltata,
mi hai dato le spalle e io
non te le ho più restituite.

Irene Paganucci, Somigliare.
 

qweedy

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È possibile uscire vivi dalla vecchiaia?
Poi mi guardo allo specchio
e vedo papà e mamma
che abitano il mio volto
disputandoselo.
Allora non ve ne siete ancora andati!,
penso, vedendo che fanno capolino
sulla mia faccia, giocando
tra le linee del viso.
A nascondino, quindi...
E forse si divertono
cercandosi tra loro,
io solo, escluso, a fare da teatro
per questi amanti morti che mi usano
come lo spazio, morto, del loro corteggiarsi.
Servo a qualcosa, almeno,
se i miei amati fantasmi
si dànno appuntamento
tra i miei occhi,
naso, fronte, mascella,
per tornare ad amarsi.

Valerio Magrelli
 

qweedy

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LECTIO MAGISTRALIS

Se mi vedessero stare in piedi
immobile, in mezzo
ai miei fiori, come
in questo istante,
penserebbero che
sto tenendo loro una lezione. Invece
sono io che ascolto
e loro che parlano.

Lì, in mezzo a loro,
mi insegnano la luce.

Nikifòros Vrettàkos
 

qweedy

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Entrano i rumori e l’abbaiare di un cane
dalla finestra aperta; con una brezza che passa
sulle tue braccia nude, sulla fronte.
Se chiudi gli occhi la senti sulle palpebre
e sembra la mano di chi ti vuole bene
a passare e tutto il male del mondo va via
con gli occhi chiusi mentre passa la mano.
E sei tu e il tuo respiro dentro alla brezza
e stai fermo e ti fidi come una pace
appena nata.

Cassacco, agosto 2017
Pierluigi Cappello
 

Shoshin

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Insistete, insistiamo.
pure nel giorno più nero
nel giorno in cui impietosamente
ci è annunciato il male
o in quei giorni corti un po' stentati.
Insistere fino a quando la gioia
arriva, breve, spensierata
e poi subito offuscata,
isolata dal resto del mondo,
ma sorella di un albero
vecchio e ancora una volta in fiore.
Solleviamo dalle pietre
delle nostre braccia
un fiore.

Arminio
 

Shoshin

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Non so come tenere questo mondo in fiamme
e non so come lasciarlo andare
il pensiero ustiona ma si fa fianco
per non scucirsi dalla terra sfigurata,
da chi fugge da chi resta
da chi combatte da chi prega
da chi ammutolisce da chi fa il pane
da chi perde il sonno la qualità
di abbandono che chiamiamo sogni.
Impossibile ora non essere un corpo.
Che siate visitati dagli animali custodi
che i fiumi siano in piena confidenza
con le lacrime, che ci sia un pensiero
che ci pensa e salva, che restare o partire
siano lo stesso compito di tenersi in piedi
nel mondo che vacilla.

marzo 2022
Chandra Candiani
 

qweedy

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LA DONNA, SE VUOLE..

La donna, se vuole, riesce a far stare
Tanti mobili in una stanza minuscola,
Marmellate di tutti i colori in barattoli piccolissimi,
Il mare dentro un bicchiere da acqua
Una farmacia, una bigiotteria, le foto di famiglia dentro una borsa da polso…
Fa stare la notte dentro la sua anima,
Un ricordo nel suo vestito, i suoi singhiozzi dentro una canzone,
La lussuria in uno sguardo, la compassione in un tocco…
L’indifferenza nei suoi passi, l’irresistibilità nelle curve delle labbra, la memorabilità in un sorriso…
La sua mestizia in una sigaretta, i suoi segreti dentro un caffè, le sue grida in un silenzio…
Un uomo nel suo cuore e nel suo letto per tutta una vita, un figlio nel grembo e nella sua vita…
La donna, se vuole, riesce a fare spazio a tutto
Ma chissà perché non riesce a far spazio a se stessa,
Non si riesce farla stare in questo enorme mondo.

Ozdemir Asaf
(poeta turco 1923 - 1981)
 

qweedy

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Sull’elefante di Jaipur,
sulle sue cicatrici
si annidano tanti uccellini.
Svelti svelti col becco gli incidono
una poesia sulla groppa.
Lui li lascia scrivere,
le poesie fanno bene
alla pelle.

Michael Krüger
(trad. Anna Maria Carpi)
 

Shoshin

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Dove ti sei perduta
da quale dove non torni,
assediata
bruci senza origine.
Questo fuoco
deve trovare le sue parole
pronunciare condizioni
di smarrimento dire:
«Sei l’unica me che ho
torna a casa».

Chandra Candiani da 'La domanda della sete'.
 

shvets olga

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“la madre del partigiano”. Gianni Rodari

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.
 

qweedy

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CIÒ CHE TEMEVO VENNE

Ciò che temevo venne,
Ma meno spaventoso,
Perché il lungo timore
L’aveva quasi abbellito.

Ci si abitua all’angoscia,
Alla disperazione.
Peggio saper che viene
Che saperla presente.

Chi indossa la sua pena
Il mattino che è nuova
Soffre più che a portarla
Un’intera esistenza.

Emily Dickinson
 

qweedy

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Il mattino fa come se nulla fosse,
parole–spore cominciano stagioni.
Gli occhi sono bocche,
i visi tramonti – inavvertita luce.
Si alzano mani come fiamme,
come argomenti.
Ci curiamo di noi, ci teniamo stretti –
appesi al rumore del fiato
in salita.
Ti porto in me dissolto – immaginato.

Annachiara Atzei - Inavvertita luce


Grazie Alessandra per avermi fatto scoprire questa poetessa, mi piace molto come usa le parole!
 
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Shoshin

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La città in cui vorrei abitare

È una città silenziosa al crepuscolo,
quando pallide stelle riprendono i sensi,
e a mezzogiorno sonora per le voci
di ambiziosi filosofi e mercanti
che hanno portato velluti dall’Oriente.
Vi ardono i fuochi delle conversazioni
non certo i roghi.
Le vecchie chiese, le pietre muscose
di antiche preghiere sono la sua zavorra
e il suo razzo diretto verso il cosmo.
È una città imparziale
che non condanna gli stranieri,
una città che rapida ricorda
e lentamente scorda,
che tollera i poeti e perdona ai profeti
la mancanza di humour.
È una città eretta
in base ai preludi di Chopin,
da cui ha preso solo la gioia e la tristezza.
Un largo anello di colline
la circonda; vi crescono
i frassini campestri e il pioppo slanciato
che è il giudice del popolo degli alberi.
Un fiume vivace che vi scorre in mezzo
notte e giorno sussurra
saluti incomprensibili
delle sorgenti, delle montagne, del cielo.

Adam Zagajewski



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Shoshin

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L'amore che ci diamo
serve a rendere più dolce
questo tempo e tutte le ore
senza tempo
nel tempo infinito della nostra morte.
Pensa che solo un pezzo
di quest'abbraccio
è dedicato alla nostra vita,
il resto farà bene agli alberi,
alle nuvole, alle ossa dei morti
ormai senza missione.
Ora che sei viva il conto
delle tue costole è infinito
e c'è un bacio diverso per ognuna
come sono diverse le colonne
in certe chiese.
Lo so, questo non è amore
ma preghiera.

Arminio
 

qweedy

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Sorgerà un plenilunio a frantumarmi

Niente, non aspetto piú niente da te, cielo,
Dovunque mi aggrappi cado con fragore
Dal tuo tetto d’aria colmo di conchiglie
Dal mazzo arrugginito delle tue stelle;
Una luna spropositata sorge in me
S’ingrossa minacciosa sui miei crinali
Sorgerà un plenilunio a frantumarmi.

Antonis Fostieris
traduzione di Nicola Crocetti
 
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