La poesia del giorno....

qweedy

Well-known member
La prima cosa è ringiovanire.
Non è detto che a sessant'anni
sei più vecchio che a trenta.
L'usura del corpo è poca cosa
rispetto all'usura dell'anima.
Non ti salvi con le tisane,
non ti salvi evitando la carne,
non ti salvi facendo ginnastica:
quello che ti serve è fiorire
come fa una rosa,
come fa un geranio.

Franco Arminio
 

Shoshin

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Non occorre che io mi sieda sul letto a rivedere i sogni perduti,
basta guardare gli occhi di Milva e vedo la mia felicità.
Coloro che pensano che la poesia sia disperazione
non sanno che la poesia è una donna superba
e ha la chioma rossa.
Io ho ucciso tutti i miei amanti
perché volevano vedermi piangere
ed ero soltanto felice.

Alda Merini

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Shoshin

Well-known member
Ti porto i doni del mondo
quello interno
fiume a presa rapida
bufera di assenza
a colpo sicuro.
Li pesco nel ghiaccio
li scavo a prezzo delle unghie
mi scollo mi getto nei cunicoli
arrotondo angoli rocciosi con la lingua
peregrino nelle pieghe
stendo garze sui baratri.
E alla fine eccoli qua
i doni del mondo graffiato,
senza una goccia di sudore
deposti in mani
di partenza.

Chandra Candiani da 'La domanda della sete'. Einaudi
 

Shoshin

Well-known member
Ora in questo tempo
scegli un tuo monastero
invisibile come riparo
dai giorni frettolosi
degli umani.
Ripeti in silenzio
i nomi degli angeli
che devi incontrare.

Arminio


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Foto scattata a Genazzano da Franco Arminio
 

qweedy

Well-known member
Dal desiderarti al pensarti mia
sei rimasta tu, mentre entri e ti siedi.
La luce ti viene alle spalle dalla porta socchiusa,
il pruno lascia il suo bianco al mattino.
Così intonati, il bianco e il pruno
fermi nel sole, noi.
In questa maniera gli alberi parlano al cielo
l’ombra degli alberi cresce lungo le iridi
verde più cielo
in questo modo di stare, precipitati.

Pierluigi Cappello
da "Mandate a dire all’imperatore"
 

qweedy

Well-known member
Sono stata una ragazza nel roseto
una ninfa. Quasi fantasma che stava
scomparendo
sono stata una ragazza di sedici anni
distesa. Ho attraversato il deserto
rapidamente, quasi volando,
una statua di pietra del Budda
dormiente, un Budda di cenere
sono stata. Una donna appesa.
Sono stata un uomo duro e forzuto.
Una eccentrica con un pesce in bocca
e poi il bambino dell’imperatore
del giardino orientale. Un albero
forse. Un topo. Un elefante
una lepre. Sono stata campo
di battaglia e una preghiera. Un papavero.
Un intero pianeta. Forse una stella
un lago. Acqua sono stata,
questo lo so. Sono stata acqua
e vento. Una pioggia su qualcosa
che ero stata tempo addietro.
Un giuramento. Un’attesa.
La corsa della gazzella. E proiettile
sono stata, freccia perfetta scagliata,
catacomba. Un credo – un lamento.
Un bastimento fra onde altissime.
Forse anche il mare.
E dunque – di cosa dovrei avere paura
adesso.

Mariangela Gualtieri da Le giovani parole
 

Shoshin

Well-known member
La vita ci mette poco a spegnersi,
è assai più lenta a riaccendersi
ma a volte accade
e allora senti
che Dio stende gli angoli
della tua bocca, il grano
matura sotto il cielo,
gli angeli stanno bene
nelle tue ossa.

Arminio
 

Pathurnia

lovecraftian member
Pioggia

Piove e tu dici è come se le nuvole
piangessero
. Poi ti copri la bocca e affretti
il passo. Come se quelle squallide nuvole piangessero?
Impossibile. Ma allora, da dove questa rabbia,
questa disperazione che ci condurrà tutti all’inferno?
La Natura cela alcuni dei suoi processi
nel Mistero, suo fratellastro. Così questa sera
che reputi simile a una sera da fine del mondo
prima di quanto immagini ti sembrerà soltanto
una sera malinconica, una sera di solitudine smarrita
nella memoria: lo specchio della Natura. O forse
la dimenticherai. Né la pioggia, né il pianto, né i tuoi passi
che riecheggiano sul cammino della scogliera hanno importanza.
Adesso puoi piangere e lasciare che la tua immagine si dissolva
sui parabrezza delle auto ferme lungo
il Paseo Marítimo. Ma non puoi perderti.

Roberto Bolaño, da "I cani romantici"

Fonte: https://www.minimaetmoralia.it/wp/letteratura/i-cani-romantici-le-poesie-di-roberto-bolano/
 

Pathurnia

lovecraftian member

Il Futuro

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

Julio Cortazar

da Le ragioni della collera
ir
, Edizioni Fahrenheit 451
Fonte: https://www.gironi.it/poesia/cortazar.php
 

Pathurnia

lovecraftian member

La mia nascita è quando dico un tu


La mia nascita è quando dico un tu.
Mentre aspetto, l’animo già tende.
Andando verso un tu, ho pensato gli universi.
Non intuisco dintorno similitudini pari a quando penso alle persone.
La casa è un mezzo ad ospitare.
Amo gli oggetti perché posso offrirli.
Importa meno soffrire da questo infinito.
Rientro dalle solitudini serali ad incontrare occhi viventi.
Prima che tu sorridi, ti ho sorriso.
Sto qui a strappare al mondo le persone avversate.
Ardo perché non si credano solo nei limiti.
Dilagarono le inondazioni, ed io ho portato nel mio intimo i bimbi travolti.
Il giorno sto nelle adunanze, la notte rievoco i singoli.
Mentre il tempo taglia e squadra cose astratte, mi trovo in ardenti secreti
di anime.
Torno sempre a credere nell’intimo.
Se mi considerano un intruso, la musica mi parla.
Quando apro in buona fede l’animo, il mio volto mi diviene accettabile.
Ringraziando di tutti, mi avvicino infinitamente.
Do familiarità alla vita, se teme di essere sgradita ospite.
Quando tutto sembra chiuso, dalla mia fedeltà le persone appaiono come figli.
A un attimo che mi umilio, succede l’eterno.
La mente, visti i limiti della vita, si stupisce della mia costanza da
innamorato.
Soltanto io so che resto, prevedendo le sofferenze.
Ritorno dalle tombe nel novembre, consapevole.
Non posso essere che con un infinito compenso a tutti

Aldo Capitini

Aldo Capitini (Perugia, 23 dicembre 1899 – Perugia, 19 ottobre 1968) è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano. Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere chiamato il Gandhi italiano.
Fonte: https://laterraeblucomeunarancia.wo...ia-nascita-e-quando-dico-un-tu-aldo-capitini/
 

qweedy

Well-known member
Al mio angelo spuntano le foglie
in momenti impensati,
è spesso ubriaco
per farsi scolaro del senso fluttuante,
e al posto dei sensi di colpa
ha molliche di pane,
integrale,
le semina un po’ ovunque
poi non sa piú
se sono tracce da seguire
o cibo per volatili ingenui.
Vola soprattutto in città
verso le periferie, impara
come abita la gente,
sta seduto sui fili della luce
e pensa a me. Ha pantaloni
di flanella bianca da tennista
anni Trenta e una faccia consumata
da angelo di chi sta nei guai.
Scarpe molto impolverate, fa chilometri
per non perdermi nei bassifondi
della notte. Non dà mai consigli
non salva e non protegge,
nei momenti d’intensa disperazione
occupa tutto il letto
e mi fa cuccia
universale
con le ali.

Chandra Candiani da 'La bambina pugile'.
 

Pathurnia

lovecraftian member
.....
Le tempeste del tuo respiro!

Prima tiepide burrasche, folate,
dolci bonacce e silenzi sospesi
riempivano il mio orecchio
con un ritmo che calava nel sonno.
E come aquiloni tenuti da una mano ferma
i miei pensieri non s’allontanavano da noi.

Ora invece nel silenzio i fantasmi sinistri
dell’immaginazione lievitano in cieli bui.

Abbiamo ballato una canzone lenta
– appoggiavi la fronte alla mia guancia –
proprio come gli altri innamorati,
ma con più sapienza e facilità,
senza ritmo e abbandono
dovessero cedere uno all’altro.

Ci stringevamo contenti.
Ma anche nel momento della felicità,
come per il rassegnato capriccio dell’età,
sentivamo entrambi l’acido
di una perfezione sempre lontana.

Stanco di autobus notturni,
rapito a chi non t’aspettava,
ti ha colto un sonno indifferente.
E insieme scopriamo solo più
la condanna dei nostri sogni distanti.


Stefano Moretti - Liriche tratte da "Il quaderno degli aquiloni"

Stefano Moretti. (Alessandria 1952-2016)
Nel 1980 ha pubblicato presso Einaudi la raccolta di poesie Gattaccio randagio; su Prato pagano (n.3, aprile 1981) il racconto La nuova notte; su Linea d’Ombra (n. 19, luglio-agosto 1987) le liriche tratte da Il quaderno degli aquiloni.
Nel 2011 ha pubblicato per Einaudi il suo unico romanzo, "Scappare fortissimo", dove racconta dell'amore omosessuale di un uomo adulto, professionista di giorno e frequentatore dell'ambiente gay di notte.
Fonti: https://rebstein.wordpress.com/2008/04/20/la-generazione-cancellata-i-stefano-moretti/#more-718
 
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qweedy

Well-known member
Ho capito di essere una persona abbandonabile.
Non nel senso che non posso evitare l’abbandono, che
mi è ovvio fin da bambina. Ma che lo considero una
possibilità imminente e talvolta auspicabile. Un tempo
pensavo di essere una che abbandona facilmente.
Ora so che, anche se con dolore, sono abbandonabile.
Voglio dire che quando sento che non ci sono le condizioni
per incontrarsi davvero, per intendersi senza
troppa fatica, «abbandonami» è un invito liberante.
Non è obbligatorio tenermi, frequentarmi è facoltativo.
E questo dà molta leggerezza e grazia all’incontro.
Come fanno le libellule e forse i volatili in genere. Può
far molto male all’inizio, può atterrare ma poi piano
piano si sente che sopra la testa e tutt’intorno si allarga
un grande spazio libero. C’è piú sfondo e un sentore
appena accennato di nuove possibilità. L’odore
è l’esatto opposto dell’odore di bruciato. Un profumo
fresco di bucato appena steso, di pavimento appena
spazzato e poi lavato. Con cura. Con le finestre aperte.

Chandra Candiani da “Questo immenso non sapere”.
 

qweedy

Well-known member
Quando la disperazione per il mondo cresce dentro me
e mi sveglio di notte al minimo rumore
col timore di ciò che sarà della mia vita e di quella dei miei figli,
vado a stendermi dove l’anatra di bosco
riposa sull’acqua in tutto il suo splendore
e si nutre il grande airone.
Entro nella pace delle cose selvagge
che non si complicano la vita per il dolore che verrà.
Giungo al cospetto delle acque calme.
E sento su di me le stelle cieche del giorno
che attendono di mostrare il loro lume. Per un po'
riposo tra le grazie del mondo e sono libero.

Wendell Berry
 

Shoshin

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Risveglio

Qualunque fiore tu sia, quando verra' il tuo tempo sboccerai.
Prima di allora, una lunga e fredda notte potrà passare.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.

Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati ed amati,
senza paragonarti o voler essere un altro fiore,
perchè non esiste fiore migliore di quello che si apre
nella pienezza di ciò che è.
E quando ti avverrà, potrai scoprire che andavi sognando
di essere un fiore che aveva da fiorire".

Daisaku Ikeda

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qweedy

Well-known member
Non so
se la vita è corta
o troppo lunga per noi
ma so che nulla di ciò che viviamo
ha sentimento, se non tocchiamo il cuore delle persone.
Molte volte basta essere:
collo che accoglie
braccia che avvolgono
parola che conforta
silenzio che rispetta
allegria che contagia
lacrima che scorre
sguardo che accarezza
desiderio che soddisfa
amore che promuove.
E questo non è cosa d’altro mondo
è ciò che dà sentimento alla vita.
È ciò che fa che lei
che non sia né corta
né troppo lunga
ma che sia intensa
vera, pura.
Fino a quando dura.

Cora Coralina
 

qweedy

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Elogio della dimenticanza

Buona cosa è la dimenticanza!
Altrimenti come farebbe
il figlio ad allontanarsi dalla madre che lo ha allattato?
Che gli ha dato la forza delle membra
e lo trattiene per metterle alla prova?

Oppure come farebbe l’allievo ad abbandonare il maestro
che gli ha dato il sapere?
Quando il sapere è dato
l’allievo deve mettersi in cammino.

Nella casa vecchia
prendono alloggio i nuovi inquilini.
Se vi fossero rimasti quelli che l’hanno costruita
la casa sarebbe troppo piccola.

La stufa riscalda. Il fumista
non si sa più chi sia. L’aratore
non riconosce la forma del pane.

Come si alzerebbe l’uomo al mattino
senza l’oblio della notte che cancella le tracce?
Chi è stato sbattuto a terra sei volte
come potrebbe risollevarsi la settima
per rivoltare il suolo pietroso,
per rischiare il volo nel cielo?
La fragilità della memoria
dà forza agli uomini.

Bertolt Brecht
 
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Shoshin

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La pelle è sempre in prima linea
come i cappotti le madri i villaggi,
è un confuso conoscitore di mondi
è serbatoio e cemento
trasale fa barriera
è distendibile e delicatamente resistente
sanguina respira. Nuca mani e piedi
spalle petto fianchi conoscono
il mondo senza l’assedio della narrazione
stormiscono e scompensano il pensiero.
La pelle è educazione sentimentale
ogni parola un branco che preme i pori
e ne fa porte sul cielo vuoto dell’interno,
dove soffia la memoria
l’aria del tempo.
Per primo viene il tatto
quando mettiamo una parola
al mondo. Invecchiando la pelle
diventa piú sottile
perché aumenta il desiderio
di mistero, diminuisce
la paura di attacco.
È nuda su questa terra,
si sbriciola nel passaggio.
In lei la vita umana si consuma
e poi si spegne o forse vola
fuori di lei, la lascia.

Chandra Candiani da 'La domanda della sete.' Einaudi

Che intensa poesia...
 

qweedy

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Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale
 
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