Garcia Marquez, Gabriel - Memoria delle mie puttane tristi

LearnToKill

New member
Terzo libro di Marquez che leggo e devo dire che, paragonato agli altri, ha sicuramente un linguaggio più forte in certi punti. Tralasciando questo aspetto, devo dire che se si legge il libro senza scavare nel profondo dei sentimenti umani, questo, può risultare abbastanza strano e inquietante. Ma il genio di questo libro sta proprio nei temi affrontati: l'amore, la vecchiaia, la vita, la vita senza amore. Sentirsi giovani dentro, rinati, grazie all'amore. Scoprire quanto ci sia ancora da vivere, da provare, nonostante l'età ormai avanzata. Un uomo che ha cercato di evitare l'amore, di convincersi che non è poi così importante, sostituendolo con il sesso e vivendo una vita monotona, senza provare mai quel brivido che cambia le giornate, arrivando alla fine della sua esistenza in solitudine. Non è mai troppo tardi per incontrare l'amore, per farlo proprio, anche se non si manifesta mai sul lato fisico. Una visione dell'amore che si discosta dalla visione generale che, di solito, si ha ma che comunque esiste e che ricorda, su certi aspetti, l'amore adolescenziale caratterizzato dall'offuscamento dei sensi. La vera età è quella che ci si sente dentro, non quella che mostra il corpo.

Un grande libro intenso e dolce, interamente un inno all'amore e alla vita.

Voto 5/5.
 

Ugly Betty

Scimmia ballerina
Come ho fatto a vivere venti anni senza aver letto questo libro? :OO
Non è bello, di più! Sublime. Emozioni, malinconia. Poesia.
Probabilmente è inutile che tenti di spiegarvi 'bene' perchè secondo me questo libro è così bello; sarebbe un po' come dover spiegare perchè ti sei innamorata proprio del ragazzo X. :? Non penso ci siano delle motivazioni oggettivamente valide! :? Diciamo che, secondo me, Garcia Marquez è riuscito ad affrontare un tema così delicato in maniera straordinaria, senza cadere nel banale, nella pedofilia, nei moralismi e, soprattutto, usando una scrittura stratosferica, poetica.

Ho letto le 141 pagine di questo libro in una giornata, in una domenica pomeriggio che si prospettava triste e solitaria e che invece si è rivelata stupenda, proprio grazie a questo libro.
Lo consiglio, caldamente.
Ah, non ha nulla a che vedere con Cent'anni di solitudine. Potrebbero essere due autori diversi! :wink:


È impossibile non finire per essere come gli altri credono che uno sia.


Il sesso è la consolazione che si ha quando l'amore non basta.
 

Jessamine

Active member
Mi trovo a scrivere questa recensione a diverse settimane di distanza dalla data in cui ho terminato questo libro, cosa ultimamente nuova per me, poiché avevo preso l'abitudine di commentare le mie letture prima di iniziarne di nuove.
Certo, questo mi ha fatto forse perdere le impressioni momentanee, le emozioni più srettamente legate al momento puntuale della lettura, e questo un po' mi dispiace, ma mi rendo anche conto che in questo modo forse riuscirò a concentrarmi solo sulle impessioni "a lungo termine", quelle che mi resteranno a distanza di numerose altre letture.
E, credo, la sensazione principale, l'emozione che mi pervade ogni volta che ripenso a questa piccola perla è quella di una delicatissima malinconia, una malinconia tuttavia reale, che emerge dagli aspetti più gretti e meno poetici della nostra realtà. La vecchiaia, sporchi bordelli, minorenni che si vendono solo dopo aver messo a letto i fratellini, l'ombra della morte, il sudore, il trucco sfatto e appariscente di una puttana di periferia. Incredibile come da tutto questo, nonostante le descrizioni realistiche e per nulla edulcorate, Garcia Marquez sia riuscito a far emergere una poesia così semplice e malinconica da imprimersi a fondo nella mente del lettore.
Non so se questo libro parli davvero d'amore, non so se parli d'ossessione, o del confine sottilissimo che separa questi due sentimenti, ma so che qui anche gli aspetti più tristi delle vicende umane sono presentati senza la seppur minima ombra di morbosità, senza giudizi di sorta, con uno stile magistralmente pulito e poetico.
Diverse sono le frasi che mi sono trovata a sottolineare e a rascrive nel mio quadernino delle citazioni, ma mi rendo conto che qui più che mai sarebbe inutile cercare di riportarle, prive come sono del contesto e dell'atmosfera che durante la lettura le hanno rese così interessanti e significative ai miei occhi.
A distanza di tre anni dal mio primo e unico (nonché apprezzatissimo) incontro con Garcia Marquez e i suoi Cent'anni di solitudine, non posso che confermare l'impressione avuta allora, ossia quella di essermi imbattuta in un grandissimo scrittore, che maneggia le parole con un'estrema naturalezza e abilità, conducendo il lettore in una costruzione forse irreale, dove sono le emozioni e le atmosfere, ancor più della trama, a fare la grandezza dell'opera.
 

Cocci

New member
Questo ultimo romanzo di Marquez l'ho trovato piacevole principalmente per la scrittura e per il fatto che comunque l'autore riesce a trascinarti in questa America del Sud mistica, viva e coinvolgente. Questo però è un pregio di Marquez e non del romanzo in sé: solo lui, con tutto il suo amore e i suoi contrasti con la sua terra natale, riesce a farti percepire l'America latina come qualcosa di oltremodo affascinante. Ma ripeto, questo lo si trova in tutte le opere dell'autore e non si può imputare a questo specifico romanzo.
Di per sé, la storia di Memorie non mi ha lasciato molto. L'ho trovata un po' scontata e anche a tratti insipida: se il focus doveva essere la storia d'amore purtroppo questo a me non è arrivato. Se il messaggio voleva essere:" la vita di un uomo è completa solo quando prova l'amore vero a qualunque età lo incontri"...beh allora non lo condivido e lo trovo semplicistico. Se ci sono altri messaggi che non ho colto, chiedo delucidazioni.
La grande pecca di questo libro è che non è pura storia (o comunque la storia è scarna e banale) eppure non ha neanche una riflessione di fondo che valga la pena di evincere durante la lettura.
Il voto che penso gli assegno in Piccola Biblioteca è 3. (Ma io ho un animo buono...ed è Marquez)
 

Zingaro di Macondo

The black sheep member
La penso come Cocci.

Personalmente ho letto, solo e senza morali, la storia di un vecchio pedofilo che, giunto alle porte della morte, vuole in un certo qual modo rinsavire.

(E’ chiaro che volevi dirmi altro, caro Gabo, ma non ce l’hai fatta. E il “sotto testo” è troppo esplicito, quasi filmico e per niente costruito con quei tocchi di accenno che dovevano lasciare spazio all’immaginazione e ai quali ci avevi abituato.
Si capisce quello che volevi dire, fin troppo bene, ma non lo si immagina per niente, proprio per niente. E’ un libro urlato, e non mi piace chi urla, mi piace chi sussurra storie in punta di penna, come hai dimostrato di saper fare prima di questo scialbo romanzetto).

Il rapporto di amore -tra l’altro a senso unico- tra questo vecchio puttaniere e una ragazzina vergine, non mi ha suscitato quella tenerezza che era nelle intenzioni dell’autore suscitare.

Un novantenne che non ha mai conosciuto l’amore (arrivando a mettere tra sé e le donne una barriera di denaro e viltà), si ritrova tutte le notti a dormire accanto a questa ragazza di 14 anni che proprio lui avrebbe dovuto iniziare al sesso. Una cosa raccapricciante e dal raccapriccio Marquez voleva pescare il sublime.
Ma non ce l’ha fatta, bilanciando, questo gli va riconosciuto, una storia banale e melensa con pennellate di linguaggio raffinatissimo. Almeno in questo, il solito Gabo.

L’idea, dirà qualcuno, c’era. Secondo me, invece, manco quella, troppo banale, troppo ruffiana.

Il vecchio che sussurra parole d’amore a questa bambina che non lo vedrà mai sveglio (così come il vecchio non vedrà mai sveglia la bambina) ha qualcosa di evidentemente romantico, malinconico, ma anche di falso e costruito ad arte per piacere al lettore.

Non so se questo romanzo ha 130 pagine in più o almeno 500 in meno.

Io ho percepito un Gabo stanco (ha scritto questo romanzo a 80 anni), svuotato di quell’energia creativa che in tanti altri romanzi mi ha fatto letteralmente sognare.

Mi piace pensare che il vecchio pedofilo sia da qualche parte a scontare cent’anni di meravigliosa solitudine.

Votato 2 (non “1” per le stesse ragioni di Cocci)
 

elisa

Motherator
Membro dello Staff
E' un libro sincero, forse troppo, e forse qui sta il suo limite. In questo personaggio simbolico di uomo incapace di amore se non di tipo fisico o strumentale non posso che riconoscere buona parte del genere maschile. Forse in questa difficoltà ad elevare l'umano a poco più che appetito sessuale sta il limite, quello che in Ka*abata era metafora del desiderio qui in Marquez rapresenta la nuda realtà. E non si può che pensare alla prostituzione minorile che tanta parte ha nella realtà odierna. Quello che forse era altro nel pensiero dello scrittore colombiano scompare completamente di fronte alla bruciante e scandalosa realtà che abbiamo nelle cronache quotidiane in tanti paesi del mondo.
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
curiosità...

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Zingaro di Macondo

The black sheep member

Grazie, molto interessante...

mi vengono da fare due considerazioni...la prima è che Mondadori è una casa editrice che tratta i libri come un'altra azienda tratterebbe le merci da vendere. Che poi è ciò che l'articolo insinua.

E' attentissima al mercato e poco al libro come veicolo culturale. Nulla di male, intendiamoci, perchè alla fine il libro va venduto, altrimenti le case editrici chiudono...ma bisogna anche dire che altre case guardano meno all'aspetto commerciale e molto più a quello "culturale" in senso stretto.

La seconda è che il romanzo in oggetto fosse semplicemente una serie di pagine che l'autore ha dovuto scrivere per batter cassa (forse spinto dalle case editrici stesse). La poca attenzione alla correzione (da qualche parte ho letto di errori anche nell'originale) e alla traduzione denotano, io penso, una scarsa attenzione al libro in quanto tale e una volontà esclusiva di fiondarlo sul mercato...

trovo questo romanzo un po' triste...una specie di canto del cigno a rovescio...
 

c0c0timb0

Pensatore silenzioso
D'accordissimo come molto spesso con l'amico Zingaro di Macondo.
Ad ogni modo, peccato per tutto questo. Ho qualche vecchissima edizione Mondadori di qualche romanzo e devo dire che una volta curavano molto di più bozze, copertina ma soprattutto il valore artistico dell'opera. Non è mai stata cmq la mia casa editrice preferita, anzi.
Su Garcia Marquez... lui è un grande nome, credo che sia proprio stata una mossa mirata a vendere "un" prodotto, purtroppo...
 

gamine2612

Together for ever
Letto per puro caso, me lo hanno passato sull'e-reader.
Veloce lettura perché di questa storia strana ne volevo arrivare alla conclusione subito.
L'ho trovato bellino anche se forse incredibile, :? dove sono le puttane tristi?
Può essere una scoperta tardiva(amore a 90 anni ?) o una farneticazione senile.
Tutto sommato però positivo. :wink:
 

velmez

Active member
all'inizio anch'io ho provato repulsione per questo libro, per queste manie ossessive del protagonista, per la sua bassezza morale e il suo egoismo esplicito.
Però devo ammettere che lo stile di Marquez mi ha appassionato, mi ha coinvolto e pian piano ho iniziato a legarmi al libro.

A differenza di molti, credo che l'errore iniziale sia paragonarlo a La casa delle belle addormentate di Kawabata (che ha uno stile completamente differente e non suscita la stessa repulsione, sembrano quasi due argomenti differenti...). Per quanto il Sudamerica e il Giappone abbiano in comune il realismo magico (e non mi spiego perché, ma molti giapponesi si sono trasferiti in Sudamerica - anche se non il contrario!) non potrebbero esistere due approcci alla vita più differenti!
Quindi in fin dei conti mi è piaciuto! e lo consiglio!
 

Valuzza Baguette

New member
Nella trama anche a me ha ricordato la casa delle belle addormentate,ma come Velmez l'ho trovato al tempo stesso molto differente in ciò che trasmette rispetto al romanzo di Kawabata.
Lo stile di Marquez mi piace,sempre,ha un modo di scrivere che trovo molto "concreto" ma al tempo stesso riesce ad affascinare anche parlando di un vecchio novantenne che vuole passare una notte di sesso con una quattordicenne vergine.
Una storia particolare che secondo me trasmette tanta solitudine.
 

estersable88

dreamer member
Membro dello Staff
"Il professore", un vecchio giornalista metodico e solitario, decide di festeggiare l'arrivo dei propri novant'anni concedendosi una notte con una giovane vergine presso la ben nota e discreta casa di Rosa Cabarcas. Al suo arrivo, però, la ragazza è stata addormentata perché molto tesa. Il nostro uomo scopre che questo, invece di dispiacergli, gli provoca una sensazione positiva, quasi di piacere. E' nella contemplazione di quel corpo dormiente che il giornalista trascorre la notte, pensando, ricordando, anche dormendo. E' questo che vuole, è questa ragazza che desidera accanto, è di lei che – per la prima volta nella sua lunga vita – si innamora. Grazie a questo corpo addormentato di ragazza, che lui chiama Delgadina, un uomo arcinoto per la sua intensa attività sessuale, scopre l'amore vero, non "inquinato" dal sesso. E proprio la sua frase "Il sesso è la consolazione che si ha quando l'amore non basta" sintetizza il pensiero e l'anima di questa storia.
Questo libro, l'ultimo di Marquez, è stato scritto in omaggio a "La casa delle belle addormentate" di Kawabata, ma sebbene l'antefatto sia lo stesso, i due libri risultano infine, tra loro molto diversi. In Kawabata troviamo un'eleganza ed una levità tutta orientale che, unita all'aura di freddezza, isolamento e mistero dell'ambientazione, dà al romanzo un tono più rarefatto e conturbante; qui, invece, traspare un calore, una sensualità trattenuta eppure dirompente, una vicinanza del protagonista e dei personaggi che rendono il romanzo molto più "colorato" ed umano. E la malinconia quasi compassionevole provata per Eguchi del romanzo di Kawabata viene sostituita qui da una tenerezza che è quasi beato sollievo.
"Memoria delle mie puttane tristi" è un libro breve, leggiadro, non volgare, che affronta temi come la vecchiaia, l'amore, la sessualità con ironia quasi giocosa, senza però tralasciare il lato più profondo dei sentimenti umani. Mi è piaciuto molto, e sebbene avessi apprezzato molto anche Kawabata, questo lo preferisco.
 
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