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Discussione: 142° MG - Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

  1. #106
    The black sheep member
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    Predefinito Kinsey Keene

    Non l'ho capita....

    Qualcuno mi aiuta, per favore?

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  • #107
    Motherator
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    Ollie McGee

    L'avete visto in giro nel villaggio
    un uomo con gli occhi bassi e il volto scavato?
    È mio marito, è lui che per segreta crudeltà
    innominabile, mi prese gioventù e bellezza;
    così alla fine, avvizzita e coi denti gialli,
    spezzata nell'orgoglio e in abietto avvilimento,
    sprofondai nella fossa.
    Ma sapete cos'è che rode il cuore a mio marito?
    Com'ero, e come mi ha ridotta!
    Questo lo spinge al luogo dove giaccio.
    Nella morte, dunque, sono vendicata.

    Ollie è una delle tante donne malmaritate, maltrattate, vittime di uomini crudeli che le hanno ridotte a delle larve. Ollie non è riuscita a ribellarsi in vita e la vendetta per lei è il rimorso che l'uomo sente adesso che è morto. La morte come non ritornoe quindi condanna definitiva per chi resta.

  • #108
    The black sheep member
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Ollie McGee

    Ollie è una delle tante donne malmaritate, maltrattate, vittime di uomini crudeli che le hanno ridotte a delle larve. Ollie non è riuscita a ribellarsi in vita e la vendetta per lei è il rimorso che l'uomo sente adesso che è morto. La morte come non ritornoe quindi condanna definitiva per chi resta.
    Parli la difesa, il signor Fletcher McGee

    (questa poesia per me è magnifica, la commenterò lunedì, sperando di averne il tempo)

    Fletcher McGee


    Mi prese la forza minuto per minuto,
    mi prese la vita ora per ora,
    mi svuotò come luna di febbre
    che fiacchi la trottola del mondo.
    I giorni trascorsero come ombre,
    i minuti ruotarono come stelle.
    Mi cavò dal cuore la pietà,
    e la mutò in sorrisi.
    Era un grumo di creta di scultore,
    i miei segreti pensieri erano dita:
    volarono dietro la sua fronte assorta
    e vi scavarono solchi di pena.
    Le fecero labbra serrate, guance cadenti,
    occhi bassi di dolore.
    La mia anima era entrata in quella creta,
    e lottava come sette diavoli.
    Non era mia, non era sua;
    lei la teneva, ma quella lotta
    le plasmò un volto che odiava,
    un volto che temevo di guardare.
    Battei alle finestre, scossi i paletti.
    Mi nascosi in un angolo -
    e allora morì e mi ossessionò,
    e mi ossessionò per la vita.


    Aperta parentesi, Elisa, mi ha fatto riflettere parecchio il tuo bel commento sull'onomatopeico nome di Hod Putt, indubbiamente uno sputaccio in terra. Prosaico, quanto efficace.

    Sul "noi" finale della poesia (Hod Putt) sinceramente non ho risposte, credo vadano bene entrambe le alternative.

  • #109
    Motherator
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    Kinsey Keene

    Ascoltate, Thomas Rhodes, presidente della banca;
    Coolbaugh Whedon, direttore dell'"Argus";
    Reverendo Peet, pastore della chiesa principale;
    A.D. Blood, più volte sindaco di Spoon River;
    e infine tutti voi, membri della Società per la Morale Pubblica -
    ascoltate le ultime parole di Cambronne,
    fermo fra gli eroici superstiti
    della Guardia di Napoleone a Mont Saint Jean
    sul campo di battaglia di Waterloo,
    quando Maitland, l'inglese, gli gridò:
    "Arrendetevi, prodi Francesi!" -
    là sul finire del giorno, la battaglia irrimediabilmente perduta,
    e orde di uomini, non più l'esercito
    del grande Napoleone,
    si rovesciavano dal campo come lembi laceri
    di nubi tonanti nella tempesta.
    Bene, quello che Cambronne disse a Maitland
    prima che il fuoco inglese spianasse il ciglio della collina
    contro la luce morente del giorno
    io dico a voi, a tutti voi,
    e a te, mondo.
    E vi impongo di scolpirlo
    sulla mia pietra.



    Cambronne disse: Merde!


    Zingaro è più chiaro il significato adesso?


  • #110
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Kinsey Keene

    Ascoltate, Thomas Rhodes, presidente della banca;
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    Reverendo Peet, pastore della chiesa principale;
    A.D. Blood, più volte sindaco di Spoon River;
    e infine tutti voi, membri della Società per la Morale Pubblica -
    ascoltate le ultime parole di Cambronne,
    fermo fra gli eroici superstiti
    della Guardia di Napoleone a Mont Saint Jean
    sul campo di battaglia di Waterloo,
    quando Maitland, l'inglese, gli gridò:
    "Arrendetevi, prodi Francesi!" -
    là sul finire del giorno, la battaglia irrimediabilmente perduta,
    e orde di uomini, non più l'esercito
    del grande Napoleone,
    si rovesciavano dal campo come lembi laceri
    di nubi tonanti nella tempesta.
    Bene, quello che Cambronne disse a Maitland
    prima che il fuoco inglese spianasse il ciglio della collina
    contro la luce morente del giorno
    io dico a voi, a tutti voi,
    e a te, mondo.
    E vi impongo di scolpirlo
    sulla mia pietra.



    Cambronne disse: Merde!


    Zingaro è più chiaro il significato adesso?

    O sennò, amico mio viaggiatore, fai un salto a Nantes e vedi che c'è scritto ai piedi della statua di Cambronne. Chissà quale delle due versioni è quella vera, Elisa? Di certo ai piedi della statua non potevano di certo scrivere "Merde"!

  • #111
    Pensatore silenzioso
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    Predefinito Kinsey Keene

    A proposito, chiedo a chi l'ha letto, ne "I Miserabili" V. Hugo ne parla della battaglia di Waterloo e di Pierre Cambronne?

  • #112
    Motherator
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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    A proposito, chiedo a chi l'ha letto, ne "I Miserabili" V. Hugo ne parla della battaglia di Waterloo e di Pierre Cambronne?

    certo che ne parla, adesso non so in che capitolo, ma ne parla

  • #113
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    Fletcher McGee

    Mi prese la forza minuto per minuto,
    mi prese la vita ora per ora,
    mi svuotò come luna di febbre
    che fiacchi la trottola del mondo.
    I giorni trascorsero come ombre,
    i minuti ruotarono come stelle.
    Mi cavò dal cuore la pietà,
    e la mutò in sorrisi.
    Era un grumo di creta di scultore,
    i miei segreti pensieri erano dita:
    volarono dietro la sua fronte assorta
    e vi scavarono solchi di pena.
    Le fecero labbra serrate, guance cadenti,
    occhi bassi di dolore.
    La mia anima era entrata in quella creta,
    e lottava come sette diavoli.
    Non era mia, non era sua;
    lei la teneva, ma quella lotta
    le plasmò un volto che odiava,
    un volto che temevo di guardare.
    Battei alle finestre, scossi i paletti.
    Mi nascosi in un angolo -
    e allora morì e mi ossessionò,
    e mi ossessionò per la vita.

    Molto suggestiva questa poesia, perché non racconta nulla di quello che successe veramente ma lascia al lettore immaginare tutto, con descrizioni potenti, come i primi versi che lasciano trasparire forti emozioni e poi tutto può essere successo. Sembra un rapporto di dominazione, ma non si capisce chi domina chi. Solitamente lineare,in questi versi c'è invece molta ambiguità, tanto da essere inquietanti.

  • #114
    Tanny
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    Oggi mi sono imbattuto in questa poesia che ritengo magnifica, mi prendo pure la briga di trascriverla (mi scuso per eventuali errori di battitura), la traduzione è quella della Pivano:

    George Gray

    Molte volte ho studiato
    la lapide che mi hanno scolpito:
    una barca con le vele ammainate, in un porto.
    In realtà non è questa la mia destinazione
    ma la mia vita.
    Perchè l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
    il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
    l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
    Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
    E adesso so che bisogna alzare le vele
    e prendere i venti del destino,
    dovunque spingano la barca.
    Dare un senso alla vita può condurre a follia
    ma una vita senza senso è la tortura
    dell'inquietudine e del vano desiderio -
    è una barca che anela al mare eppure lo teme.

  • #115
    Tanny
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    Citazione Originariamente scritto da c0c0timb0 Vedi messaggio
    A proposito, chiedo a chi l'ha letto, ne "I Miserabili" V. Hugo ne parla della battaglia di Waterloo e di Pierre Cambronne?
    Certo che ne parla c'è un intero capitolo intitolato a quell'uomo (è il 25°), ti riporto il pezzo a cui fa rifermento la poesia

    FINE CAPITOLO XIV

    ed allora, commosso, tenendo sospeso su quegli uomini il minuto supremo, un generale inglese, Colville secondo alcuni, Maitland secondo altri, gridò loro: «Arrendetevi, valorosi francesi!» Cambronne rispose: «Merda!»

    CAPITOLO XV - CAMBRONNE

    Poiché il lettore francese ci tiene ad essere rispettato, la parola forse più bella che un francese abbia mai detto non può essergli ripetuta. È vietato scaricare il sublime nella storia; ma, a nostro rischio, infrangiamo questo divieto.
    Dunque, fra tutti quei giganti vi fu un titano, Cambronne.
    Dire quella parola e poi morire: cosa v'è di più grande? Poiché voler morire è morire e non fu colpa di quell'uomo se, mitragliato, sopravvisse.
    Colui che ha vinto la battaglia di Waterloo non è Napoleone messo in rotta, non è Wellington, che alle quattro ripiega e alle cinque è disperato, non è Blücher che non ha affatto combattuto; colui che ha vinto la battaglia di Waterloo è Cambronne. Poiché fulminare con una parola simile il nemico che v'uccide, significa vincere.

  • #116
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    Se vi può interessare vi segnalo questa cosa bellissima.

  • #117
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    Citazione Originariamente scritto da Le porte di Tannhauser Vedi messaggio
    Certo che ne parla c'è un intero capitolo intitolato a quell'uomo (è il 25°), ti riporto il pezzo a cui fa rifermento la poesia

    FINE CAPITOLO XIV

    ed allora, commosso, tenendo sospeso su quegli uomini il minuto supremo, un generale inglese, Colville secondo alcuni, Maitland secondo altri, gridò loro: «Arrendetevi, valorosi francesi!» Cambronne rispose: «Merda!»

    CAPITOLO XV - CAMBRONNE

    Poiché il lettore francese ci tiene ad essere rispettato, la parola forse più bella che un francese abbia mai detto non può essergli ripetuta. È vietato scaricare il sublime nella storia; ma, a nostro rischio, infrangiamo questo divieto.
    Dunque, fra tutti quei giganti vi fu un titano, Cambronne.
    Dire quella parola e poi morire: cosa v'è di più grande? Poiché voler morire è morire e non fu colpa di quell'uomo se, mitragliato, sopravvisse.
    Colui che ha vinto la battaglia di Waterloo non è Napoleone messo in rotta, non è Wellington, che alle quattro ripiega e alle cinque è disperato, non è Blücher che non ha affatto combattuto; colui che ha vinto la battaglia di Waterloo è Cambronne. Poiché fulminare con una parola simile il nemico che v'uccide, significa vincere. ( Boh! Non l'ho tanto capita questa , ma comunque...)
    Molto bello. Grazie. Mi sono permesso di aggiungere due parole fra parentesi, alla fine di dove ti ho quotato.
    Dai miei studi e approfondimenti in realtà non avrebbe detto proprio "Merde!". Ma una cosa tipo "La Guardia Imperiale muore ma senza arrendersi!" Non so le parole precise ma suppongo che da quello che vogliono sostenere anche in questa occasione la solita Grandeur francese sia prepotentemente venuta fuori. Poi Victor Hugo può considerare Cambronne un vincitore anche se in realtà l'ha preso in quel posto (io qui, al contrario, non ho voluto abbandonarmi a francesismi ) e ignorare la vittoria degli avversari. Gran merito in quella battaglia sembra l'abbiano avuto i prussiani.
    Comunque ai piedi della statua di Pierre Cambronne, a Nantes, sembra ci sia scolpita la vera frase detta dal Generale che, al contrario di quanto sembra riportare V. Hugo (da quello che scrivi, io non ho letto la sua grande opera) non è affatto morto in battaglia.

  • #118
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    Citazione Originariamente scritto da elisa Vedi messaggio
    Fletcher McGee

    Mi prese la forza minuto per minuto,
    mi prese la vita ora per ora,
    mi svuotò come luna di febbre
    che fiacchi la trottola del mondo.
    I giorni trascorsero come ombre,
    i minuti ruotarono come stelle.
    Mi cavò dal cuore la pietà,
    e la mutò in sorrisi.
    Era un grumo di creta di scultore,
    i miei segreti pensieri erano dita:
    volarono dietro la sua fronte assorta
    e vi scavarono solchi di pena.
    Le fecero labbra serrate, guance cadenti,
    occhi bassi di dolore.
    La mia anima era entrata in quella creta,
    e lottava come sette diavoli.
    Non era mia, non era sua;
    lei la teneva, ma quella lotta
    le plasmò un volto che odiava,
    un volto che temevo di guardare.
    Battei alle finestre, scossi i paletti.
    Mi nascosi in un angolo -
    e allora morì e mi ossessionò,
    e mi ossessionò per la vita.

    Molto suggestiva questa poesia, perché non racconta nulla di quello che successe veramente ma lascia al lettore immaginare tutto, con descrizioni potenti, come i primi versi che lasciano trasparire forti emozioni e poi tutto può essere successo. Sembra un rapporto di dominazione, ma non si capisce chi domina chi. Solitamente lineare,in questi versi c'è invece molta ambiguità, tanto da essere inquietanti.
    La poesia probabilmente più ermetica dell'intera Antologia che, per il resto, è chiaramente definita.

  • #119
    The black sheep member
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    Predefinito Emily Sparks; Trainor, il farmacista; Daisy Fraser; Benjamin Fraser

    Emily Sparks

    Dov'è il mio bambino, il mio bambino -
    in quale remota parte del mondo?
    il bambino che a scuola amavo più di tutti? -
    Io, la maestra, la vecchia zitella, il vergine cuore,
    che li sentivo tutti miei figli.
    M'ingannai col mio bambino
    a giudicarlo uno spirito ardente,
    attivo, mai pago?
    Oh, bambino, bambino, per cui pregai e pregai
    in tante ore di veglia la notte,
    ricordi la lettera che ti scrissi
    sulla bellezza dell'amore di Cristo?
    E che tu l'abbia ricevuta o no,
    bambino mio, dovunque tu sia,
    opera per la salvezza dell'anima tua,
    che tutto il fango, tutta la feccia in te,
    ceda finalmente al fuoco che è in te,
    finché il fuoco sia solo luce!...
    Solo luce!

    Trainor, il farmacista

    Solo un chimico può dirlo, e non sempre,
    cosa risulterà dalla combinazione
    di fluidi o di solidi.
    E chi può dire
    come uomini e donne reagiranno
    insieme, e che figli ne usciranno?
    Prendiamo Benjamin Pantier e sua moglie,
    buoni in sé, ma l'uno per l'altro nefasti:
    lui ossigeno, lei idrogeno,
    il loro figlio, un fuoco devastatore.
    Io, Trainor, il farmacista, mestatore di sostanze chimiche,
    morto in un esperimento,
    vissi senza sposarmi.

    Daisy Fraser

    Avete mai sentito che il direttore Whedon
    desse all'erario un po' dei soldi intascati
    per appoggiare un candidato?
    O per scrivere elogi della fabbrica di scatolette
    e spingere la gente a fare investimenti?
    O per tacere i misfatti della banca,
    quando fu marcia e sull'orlo del fallimento?
    Avete mai sentito che il giudice distrettuale
    appoggiasse qualcuno tranne le ferrovie "Q",
    o i banchieri? O che il reverendo Peet o il reverendo Sibley
    dessero un po' della paga, guadagnata tenendo la bocca chiusa,
    o dicendo quel che faceva comodo ai capi,
    per la costruzione dell'acquedotto?
    E invece io - Daisy Fraser, che passavo sempre
    per strada fra due ali di ammicchi e sorrisi,
    e colpetti di tosse e frasi come "eccola",
    non finii mai davanti al giudice Arnett
    senza versare dieci dollari più le spese
    al fondo scolastico di Spoon River!

    Benjamin Fraser

    I loro spiriti palpitavano sul mio
    come ali di mille farfalle.
    Chiudevo gli occhi e sentivo i loro spiriti vibrare.
    Chiudevo gli occhi, ma sapevo quando le loro ciglia,
    piegato lo sguardo, frangiavano le gote,
    e quando volgevano il capo;
    e quando gli abiti li avvolgevano stretti,
    o ricadevano in squisiti drappeggi.
    I loro spiriti fissavano la mia estasi
    con ampi sguardi d'indifferenza stellare.
    I loro spiriti contemplavano la mia tortura;
    la bevevano come fonte di vita;
    le guance arrossate, gli occhi lucenti
    la nascente fiamma della mia anima indorava i loro spiriti,
    come le ali d'una farfalla che guizzi d'improvviso nel sole.
    E invocavano da me vita, vita, vita.
    Ma tenendo per me stesso tutta la vita,
    afferrando e schiacciando le loro anime,
    come un bimbo schiaccia l'uva e beve
    dalle mani il succo purpureo,
    giunsi a questo vuoto senz'ali,
    dove non si conosce né rosso, né oro, né vino,
    né il ritmo della vita.

  • #120
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    Predefinito Minerva Jones; "Indignazione" Jones; Il dottor Meyers; La signora Meyers

    Minerva Jones

    Sono Minerva, la poetessa del villaggio,
    fischiata, schernita dagli Yahoos della strada
    per il mio corpo goffo, l'occhio guercio, il passo barcollante,
    e tanto più quando "Butch" Weldy
    mi prese dopo una caccia bestiale.
    M'abbandonò al mio destino dal dottor Meyers;
    e sprofondai nella morte, col gelo che mi saliva dai piedi,
    come a chi s'immerga più e più in un fiume di ghiaccio.
    C'è qualcuno che vada al giornale,
    e raccolga in un libro i versi che scrissi?
    Ero così assetata d'amore!
    Ero così affamata di vita!

    "Indignazione" Jones

    Non ci credereste, vero,
    che fossi di buona razza gallese?
    Che fossi di sangue più puro della plebaglia bianca di qui?
    E di discendenza più diretta di quelli del New England
    o della Virginia venuti a Spoon River?
    Non ci credereste che avevo studiato
    e letto dei libri.
    Voi avete visto in me solo un uomo finito,
    coi capelli arruffati e la barba
    e il vestito a brandelli.
    A volte la vita di un uomo si trasforma in un cancro
    a furia di venire pestata, pestata sempre più,
    e si gonfia in una massa violacea,
    come escrescenza su stelo di granturco.
    Ed eccomi, falegname, affondato nel pantano della vita
    in cui camminavo, e lo credevo un prato,
    con una sciattona per moglie e la povera Minerva, mia figlia,
    che voi avete tormentato e spinto alla morte.
    Così strisciai, strisciai da lumaca attraverso i giorni
    della vita.
    Più non udite i miei passi la mattina,
    che risuonano sul marciapiede vuoto,
    mentre vado dal droghiere a prendere un po' di farina
    e pochi soldi di lardo.

    Il dottor Meyers

    Nessuno, se non Doc Hill,
    fece più di me per la gente del villaggio.
    E tutti i deboli, gli storpi, gli imprudenti
    e chi non poteva pagare correvano da me.
    Ero il buon dottor Meyers che non faceva storie.
    Ero sano, felice, benestante,
    con la fortuna d'una buona moglie, i figli grandi,
    tutti sposati e sistemati.
    Ma una notte, Minerva, la poetessa,
    venne da me nei guai, in lacrime.
    Cercai di aiutarla - morì -
    mi processarono, i giornali m'infangarono,
    mia moglie morì di crepacuore.
    La polmonite mi finì.

    La signora Meyers

    Per tutta la vita protestò
    che i giornali avevano mentito spudoratamente;
    che lui non aveva colpa della caduta di Minerva,
    aveva solo cercato di aiutarla.
    Poveretto, così immerso nel peccato da non vedere
    che proprio cercando di aiutarla, come diceva,
    aveva infranto la legge umana e divina.
    Passanti, ecco un antico monito:
    se volete che vostra sia la via della concordia,
    e vostri i sentieri della pace,
    amate Dio e osservate i suoi comandamenti.

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