Diritti umani e pena di morte

qweedy

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https://www.ilfattoquotidiano.it/20...grazie-allitalia-per-il-supporto/6417873/amp/


Sicuramente l'attenzione del mondo ha creato una grande pressione in tutto l'apparato giudiziario egiziano.E tutti abbiamo contribuito a questo primo , importante passo verso,spero,la libertà di Patrick .

Patrick Zaki sarà finalmente scarcerato, dopo 22 mesi, anche se rimane ancora sotto processo, in attesa della prossima udienza che si terrà il 1° febbraio.
Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media.

A volte l'attenzione del mondo aiuta a salvare una vita.
Amnesty sta raccogliendo firme per alcuni appelli, riguardanti donne in pericolo, dal Messico, alla Cina, dall'Eritrea all'Ucraina.

Per chi vuole firmare:

Firma un appello, salva una vita
#Write4Rights 2021
 
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Shoshin

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Patrick e Marise.Un fratello e una sorella che si abbracciano.
Una cosa semplice e straordinaria al tempo stesso.
Questo giovane mi riempie il cuore di affetto e tenerezza.
 

Shoshin

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Quello che sta succedendo sta anche mettendo in evidenza la solidarietà immensa del mondo civile e di pace nei confronti del popolo ucraino assalito da un folle ,che è sempre più solo...
 

qweedy

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Il 27 Aprile 2022 in Texas verrà giustiziata una donna, Melissa Lucio.

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Nel 2007 sua figlia Mariah di due anni fu trovata morta per un trauma cranico contusivo.
La polizia immediatamente accusò Melissa dell’omicidio.
Lei ha sempre sostenuto che Mariah è morta per una caduta accidentale dalle scale.

Nel 2019, la Corte di appello federale riconobbe che era stato leso il suo diritto ad una giusta difesa, ma nonostante ciò Melissa rimase nel braccio della morte e nel gennaio 2022 è stata fissata al 27 aprile la data dell’esecuzione. Il dramma di Melissa segue la sua infanzia piena di abusi, le relazioni da cui ebbe 14 figli (due gemelli nacquero quando lei era già in carcere).

Il caso di Melissa ha avuto un’ampia visibilità internazionale e sta crescendo un movimento di opinione per salvare la sua vita, anche grazie all’uscita di un film di Sabrina Van Tassel disponibile in commercio, intitolato “The State of Texas vs. Melissa”.
Il documentario, mostra con evidente chiarezza come il procuratore distrettuale, Armando Villalobos, che gestì il processo, poi condannato per corruzione ad una pena detentiva di 13 anni, sfruttò il caso di Melissa per essere rieletto.

Melissa, grazie ad una difesa inefficace e un giudice corrotto, fu condannata a morte, senza prove evidenti e senza testimoni, ma solo per una colpevolezza presunta.
Ci sono molte ragioni per rivedere il processo e per chiedere la clemenza per Melissa.

La comunità di Sant'Egidio sta raccogliendo firme:
 
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Shoshin

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Eppure ha un sorriso pulito nelle immagini che si trovano su internet,un sorriso dietro il quale non credo si nasconda un'assassina .
Ho letto di questa storia pochi giorni fa,
hanno scritto che la piccola Mariah soffriva di una patologia neurologica che le impediva di camminare bene sui piccoli piedi di bimba.
Una figlia testimonio' di non essere stata attenta,e di aver causato la caduta della sorellina da una rampa di scale.
Caduta che poi ne determinò la morte.
Questa è una triste storia di solitudine.
Troppa solitudine di una donna di fronte ad un intero sistema giudiziario corrotto e colpevole.
Salviamo il sorriso di Melissa!!
Facciamo sentire al suo cuore il tiepido vento dell'amore e della carità.
 

Shoshin

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Support Ukraine," Stop the war” opera in NFT di Lorenzo Quinn



«Le persone innocenti pagano sempre il prezzo più alto per la guerra – commenta Lorenzo Quinn – Sono profondamente rattristato dall’invasione dell’Ucraina e, come artista, è tutto ciò che posso fare per incanalare la mia tristezza e mostrare il mio sostegno attraverso l’arte. Rendere questi pezzi unici disponibili per l’acquisto come NFT è il mio modo per raccogliere rapidamente fondi per aiutare il popolo ucraino e trasmettere la mia emozione, amore e supporto autentici».

Lorenzo Quinn
 

qweedy

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La Corte d'Appello Penale del Texas ha emesso una sospensione dell'esecuzione per Melissa Lucio, ordinando al tribunale di prendere in considerazione nuove prove riguardanti la morte di sua figlia Mariah.

Melissa Lucio doveva essere giustiziata il 27 aprile.

Queste le parole di Sister Helen Prejean:
NEWS: Melissa Lucio was granted a stay of execution by the Texas Court of Criminal Appeals. The April 27th execution date is canceled and Melissa’s case will be sent back to the Cameron County trial court for consideration of four claims. Alleluia!
 

qweedy

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Aggiornato il 9/5/2022 - L’avvocata di Ahmadreza Djalali è appena tornata dagli uffici della procura: l’ordine di esecuzione è stato dato e sì procederà al più presto possibile.


Aggiornato il 4/5/2022 - Le autorità iraniane hanno annunciato che, dopo 2180 giorni di detenzione, intendono eseguire la condanna a morte di Ahmadreza Djalali entro il 21 maggio.





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Ahmadreza Djalali è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”.

Il ricercatore esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, di origini iraniane ma residente in Svezia, un tempo presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.




✊
Già in passato le pressioni internazionali hanno fermato la sua esecuzione, per questo Amnesty International continua a chiedere la sua liberazione.

Firma l’appello se non l’hai ancora fatto al link
👉
bit.ly/SalviamoAhmadrezaDallEsecuzione
 
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Shoshin

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Da sabato 7 maggio i talebani hanno imposto una nuova restrittiva legge sul codice di abbigliamento femminile. Il ministero talebano per la Prevenzione del vizio e la promozione della virtù ha imposto il burqa in tutti i luoghi pubblici anche all'aperto. In molte sono scese in strada in questo mese per protestare. Si tratta di un salto indietro di oltre 20 anni, a quel primo regime che, dal 1996 al 2001, aveva segregato la presenza femminile a servizio degli uomini. Ma secondo il leader supremo dei talebani Hibatullah Akhundzada coprirsi integralmente il volto sarebbe, ancora nel 2022, “tradizionale e rispettoso”.
Dal web.

Il tempo è trascorso sul destino di queste donne senza lasciare nessuna traccia di bene
e di rispetto.
...
 

qweedy

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Amnesty International sta raccogliendo firme per la liberazione di questa artista russa, arrestata per aver sostituito i cartellini dei prezzi con informazioni e slogan contro la guerra in un supermercato di San Pietroburgo. Mi ricorda il romanzo "Ognuno muore solo" di Hans Fallada, la resistenza nei piccoli gesti delle persone comuni.

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L'artista russa Aleksandra Skochilenko è stata arrestata lo scorso aprile per aver sostituito i cartellini dei prezzi con informazioni e slogan contro la guerra in un supermercato di San Pietroburgo. Secondo il suo avvocato, a chiamare la polizia era stato un cliente del supermercato.

È stata posta in custodia cautelare, inizialmente fino al 1° giugno, con l'accusa di aver “diffuso consapevolmente false informazioni sull’utilizzo delle forze armate russe”. Alla fine di maggio il tribunale ha prolungato la detenzione preventiva almeno fino al 1° luglio.

Aleksandra è una nota artista riconosciuta che ha provato a cambiare la società russa con la sua arte: scrive canzoni, crea fumetti e cartoni animati, organizza concerti e jam session. Ha anche scritto il famoso “Libro sulla depressione” che ha aiutato molte persone e ha contribuito a de-stigmatizzare le malattie mentali.

Purtroppo, le sue condizioni di salute stanno peggiorando: Aleksandra è celiaca e ha bisogno di una dieta speciale senza glutine, che non può seguire in carcere.

Il procedimento penale contro Aleksandra Skochilenko deve essere annullato e le autorità devono rilasciarla immediatamente. In attesa della sua liberazione, le devono essere garantite un’assistenza sanitaria e un'alimentazione adeguata.

Se condannata Aleksandra, rischia fino a 10 anni di carcere.

Si può firmare qui:
https://www.amnesty.it/appelli/russ...rce=DEM&utm_medium=Email&utm_campaign=DEM9091
 
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malafi

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Amnesty International sta raccogliendo firme per la liberazione di questa artista russa, arrestata per aver sostituito i cartellini dei prezzi con informazioni e slogan contro la guerra in un supermercato di San Pietroburgo. Mi ricorda il romanzo "Ognuno muore solo" di Hans Fallada, la resistenza nei piccoli gesti delle persone comuni.
Centratissimo il tuo riferimento, in effetti a quello fa pensare!
 

qweedy

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Dalla newsletter di Nessuno Tocchi Caino, questo articolo mi ha colpito:


NOSTRO FIGLIO SUICIDA IN CELLA. PER IL GIUDICE NON DOVEVA STAR LI’
Stefania e Maurizio* su Il Riformista del 10 giugno 2022

Giacomo non avrebbe dovuto trovarsi in quella cella di San Vittore, dove una settimana fa si è tolto la vita con il gas di un fornellino da campeggio per cucinare.
A causa delle sue condizioni di salute mentale, il giudice aveva infatti disposto il suo trasferimento in una REMS, le residenze subentrate alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, ma la sua sofferenza non era evidentemente compatibile con i tempi della burocrazia e il disinteresse delle istituzioni.
Giacomo Trimarco, 21 anni, soffriva di Disturbo Borderline di Personalità, una patologia che provoca incapacità di regolare l’intensità delle emozioni, continua variazione di stato d’animo, sentimenti di vuoto, terrore dell’abbandono. Qualcuno la paragona alla pelle ustionata, sulla quale anche un tocco lieve può provocare sofferenze enormi. Tra chi è affetto da questo disturbo, le statistiche riportano un’incidenza di suicidi altissima, intorno al 10 percento.
Il disturbo ha origini biologiche (inadeguato bilanciamento dell’attività dell’amigdala e della corteccia prefrontale), ma è accentuato da fattori ambientali. Per Giacomo, i fattori ambientali negativi iniziano presto: i primi tre anni di vita passati in un orfanotrofio di San Pietroburgo prima dell’adozione, la richiesta di aiuto a dodici anni che si trasforma in infiniti rimbalzi da una comunità all’altra, il carcere minorile.
Il disturbo avrebbe anche una prognosi favorevole, se correttamente trattato, ma a Giacomo, malgrado le nostre lotte, è stata negata questa possibilità: ha ricevuto una diagnosi tardiva; non ha mai avuto una psicoterapia specifica; è stato trattato con dosi massicce di psicofarmaci inadeguati che spesso peggioravano i sintomi della sua patologia. In un crescendo di inadempienze che hanno attraversato servizi di tutti i tipi: Servizi Sociali Territoriali, Uonpia, CPS, SERD, SPDC, Psichiatria Forense, presidi psichiatrici in carcere...
È paradossale che spesso venga delegata al carcere la gestione di situazioni cliniche complesse, che i Servizi di Salute Mentale per anni non hanno affrontato con mezzi e interventi efficaci. E, invece, il carcere contribuisce ad aggravare le patologie psichiatriche, come ha evidenziato il sociologo Erving Goffman, che ha individuato varie fasi della vita detentiva:
- l’ingresso in carcere: la persona che soffre di disturbi mentali perde il proprio ruolo sociale, è privata dei suoi effetti personali, dei suoi spazi, del supporto della famiglia e del caregiver;
- l’adattamento regressivo: il malato mentale, ormai detenuto, prende atto che il sistema non solo non l’ha aiutato, ma l’ha anche punito;
- l’adattamento ideologico: il soggetto psichiatrico accetta/finge di accettare la condanna e subentrano/peggiorano gli stati depressivi, che possono condurre ad autolesionismo e tentativi di suicidio;
- l’adattamento entusiastico: ormai la realtà carceraria è la nuova e unica realtà (senso di irrealtà), si teme la vita esterna e le patologie possono degenerare in vere e proprie psicosi.
Nella migliore delle ipotesi, quindi, l’unico risultato della pena detentiva (che dovrebbe, secondo la Costituzione, essere rieducativa) per chi ha un disturbo psichico è l’ottundimento delle capacità intellettive. Nella peggiore, l’esperienza si interrompe drammaticamente alla terza fase, come è stato per Giacomo.
Noi, i suoi genitori, non ci diamo pace: i mesi e i giorni prima della tragedia, sono state ignorate le sue richieste di aiuto e i suoi gesti che segnalavano una situazione di rischio crescente, aggravata dal suicidio del suo amico e vicino di cella Abu El Maati, 24 anni, scomparso nel silenzio più totale.
Ora noi genitori cerchiamo di dare un senso a una tragedia che sembra non averne: vorremmo che servisse almeno ad aprire una riflessione sul diritto alla cura, che deve essere di tutti, dentro e fuori dal carcere. Troppi giovani – molti più di quanto ci si aspetterebbe – sono nelle stesse condizioni di abbandono di Giacomo: vorremmo impegnarci perché non capiti più a nessun altro, siamo disposti anche a percorrere le vie legali, se può essere di aiuto a questi ragazzi. Da anni facciamo parte di una rete di famiglie – “Ci siamo anche noi” – che cerca di portare l’attenzione su questi ragazzi “invisibili” e sul loro destino.

* Genitori di Giacomo Trimarco, morto suicida a San Vittore 1° giugno 2022
 
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