Verga, Giovanni - I malavoglia

DoppiaB

W I LIBRI !
E' proprio vero che quando ti obbligano a leggere un libro, specialmente se a farlo è un professore, non si riesce ad apprezzare ciò che stai leggendo...
Avevo voglia di leggere un classico trovo in casa una vecchia edizione scolastica de "I Malavoglia" e mi decido... lo leggo!
A scuola non mi era piaciuto per niente! Ora credo che sia uno dei libri più belli e commoventi che abbia mai letto!
Credo di non aver mai pianto leggendo un libro, con "I Malavoglia" l'ho fatto!
Onore a Verga!!!!!!
 

Minerva6

Monkey *MOD*
Membro dello Staff
Devo dire che io ho avuto la fortuna di poterlo apprezzare al liceo,grazie ad una fantastica professoressa che sapeva far amare i libri a tutti (a me non serviva,ero già amante,ma fa sempre piacere trovare un insegnante che sa rendere affascinante ogni lettura :wink:).
Mi sono fatta coinvolgere dalla descrizione dei vari personaggi e mi sono commossa per la loro sorte,ancora oggi non posso dimenticare la "casa del nespolo" (anche xchè ne ho uno molto grande davanti casa mia :mrgreen:).
 

pigreco

Mathematician Member
A scuola, nonostante fosse obbligatorio non lo lessi. Poi data la mia passione per le saghe familiari in genere me lo sono letto per mia volontà. E nonostante la difficoltà del dialetto, dei personaggi che a volte vengono chiamati con due soprannomi diversi, complessivamente l'ho trovato un romanzo di altissimo livello. Certo non ha le atmosfere magiche delle saghe sudamericane e nemmeno la complessità dei Buddenbrook per fare un esempio europeo. Allo stesso modo però i personaggi della famiglia riescono lo stesso ad entrare nelle simpatie del lettore. Voto 4/5
 

Martymiky

New member
Io l'ho concluso quasi una settimana fà...all'inizio ero scettica quando la nostra insegnante ha deciso di farcelo leggere durante le vacanze perchè tutti ne hanno sempre parlato male, ma nonostante ciò l'ho letto e devo dire che è tutto il contrario di quello che dicono. La sventurata storia di questa famiglia mi ha coinvolto, soprattutto il personaggio di Mena. 10+ :D
 

Meri

Viôt di viodi
L'ho letto dopo il diploma, presa da una passione x i classici e ricordo che quella tristezza che accompagna tutto il romanzo mi era piaciuta molto. Oggi però non so se lo rileggerei. :?
 

Pasifae

New member
Checché se ne dica, la scuola a qualcosa serve. Una di queste cose è lo studio della letteratura, la contestualizzazione dei libri, il raccontino della trama che a volte invoglia alla lettura. Ebbene, questo libro se ne stava sugli scaffali di casa mia a prendere polvere dal giorno della creazione. L'ho aperto solo dopo aver studiato il ciclo dei vinti e ho scoperto un capolavoro popolare, un dizionario di proverbi, un modo di scrivere inimitabile. Uno di quei libri spaccacuore che riscriveresti da capo, per avere un altro finale. Forse mi risulta troppo triste il pensiero di tutti quelli che rimangono schiacciati dal progreso o dal mondo che va a rotoli. Forse non posso davvero accettare che niente in fondo cambi mai, allora voglio vedere il mondo solo da lontano, senza soffermarmi sullo schifo quotidiano di chi non ce la fa. Soprattutto mi pesa il lato negativo dei personaggi che sono quasi sempre messi in cattiva luce, è come se la miseria, la sfortuna, e tutti i tarocchi malefici di questo mondo facessero emergere il lato peggiore delle persone. Il fatto è che penso sia vero, e non vorrei pensarlo. Libro belissimo. Disperato, ma bellissimo. Verga ti trascina con forza dentro ad un mondo che sembra lontano anni luce da quello che vivi tu. Ma, pagina dopo pagina, capisci che le cose non stanno così: quello dei Malavoglia è anche il tuo mondo, è il nostro mondo, è il mondo di tutti. E' semplicemente la vita.
 

SALLY

New member
Pasifae...ne parlavo stamattina con un utente del forum...io non sono riuscita a leggerlo,mi sono fermata alle prime pagine,ma non per la storia,ma per il dialetto,non capivo ciò che stavo leggendo,una faticaccia...questa tua recensione mi fa venir voglia di ritentare.:mrgreen:
 

Pasifae

New member
E' comprensibile. E' capitato anche a me, all'inizio. Il dialetto è un po' ostico. Mi annoiava, ogni tanto facevo fatica a seguire la lettura, poi, un po' Camilleri e il suo Montalbano, un po' i dialoghi assurdi di un'estate con una amica di Giarre, io in bolognese, e lei in siciliano, sta di fatto che dopo poche pagine mi ero già abituata al tipo di scrittura.
 

LowleafClod

e invece no
Se si parte conoscendo lo stile di Verga, che è basato sul realismo e non su racconti fantastici, dove i suoi soggetti sono gli umili, che vivono una realtà in cui la ''provvidenza'' affonda e non esiste più, allora forse si può capirlo di più. 'Ntoni è l'uomo che cerca di evadere dalla sua condizione di vita, è l'identità persa, in un contesto storico di insoddisfazione e di miseria in Italia.
A scuola se sei fortunato te lo introducono bene, nella maggior parte dei casi, diventa solo una lettura d'obbligo, senza significato. Io l'ho letto prima di studiare Verga ed è uno sbaglio secondo me.
 

maurizio mos

New member
Uno di quei libri spaccacuore che riscriveresti da capo, per avere un altro finale .... il lato negativo dei personaggi che sono quasi sempre messi in cattiva luce, è come se la miseria, la sfortuna, e tutti i tarocchi malefici di questo mondo facessero emergere il lato peggiore delle persone. Il fatto è che ... vero ...Libro belissimo. Disperato, ma bellissimo. Verga ti trascina con forza dentro ad un mondo che sembra lontano anni luce da quello che vivi tu. Ma, pagina dopo pagina, capisci che le cose non stanno così: quello dei Malavoglia è anche il tuo mondo, è il nostro mondo, è il mondo di tutti. E' semplicemente la vita.


Concordo: anche se i tempi mutano e i Malavoglia di questo mondo, che ci sono sempre, mutano solo di aspetto e di ambiente, siamo spesso tutti noi.
 

Valuzza Baguette

New member
Che dire,èp triste,tristissimo,trasmette proprio dolore e angoscia questo romanzo,inoltre è molto evocativo,mi aspettavo qualcosa di diverso,mi spaventava un pochino affrontare questa lettura,temevo un mattone difficile da digerire e invece mi è piaciuto,mi ha trasmesso delle emozioni e sicuramente leggerò altri romanzi di Verga.
 

estersable88

dreamer member
Tante volte, leggendo i libri di letteratura, mi sono chiesta quali requisiti debba avere un libro per essere definito “capolavoro della letteratura italiana”. Per questa definizione non esiste un elenco di voci da spuntare o uno schema preciso cui riferirsi, tuttavia io credo che si possa parlare di “capolavoro della letteratura” quando si ha davanti un’opera dal contenuto significativo, dall’importanza indiscutibile e dall’estrema semplicità di linguaggio, in modo da poter essere fruibile da tutti.
A lettura terminata de “I Malavoglia”, il romanzo più noto di Giovanni Verga, io credo di essere di fronte ad un capolavoro della letteratura italiana: questo libro, infatti, racconta con estrema naturalezza, con impressionante realismo e con altrettanta disarmante schiettezza la storia di un paese, Acitrezza, alla fine dell’Ottocento, ma che potrebbe tranquillamente identificarsi con uno dei nostri piccoli paesi del Sud ai giorni nostri. Tutto ruota intorno ad una famiglia di pescatori, i “Malavoglia, che vive del ricavato della pesca con la sua barca, la Provvidenza. Un giorno Bastianazzo, figlio del capofamiglia Padron Ntoni, parte con la Provvidenza per vendere un carico di lupini presi a credito, ma durante la notte una tempesta di vento fa affondare la barca con tutto il suo carico e gli occupanti. Non potento far fronte al debito contratto per acquistare i lupini e non avendo più la barca per sostentarsi, la famiglia cade in disgrazia e perde progressivamente tutti i suoi averi, nonché la rispettabilità. Una serie di sventure colpiranno la casa dei Malavoglia che ad ogni colpo ricevuto tenteranno in vano di arrabattarsi per rialzarsi. A nulla varranno i proverbi ed il buon nome di Padron Ntoni Malavoglia, i lavori di comare Maruzza la Longa, le ore al telaio di Mena… la sventura sembra perseguitare la famiglia senza via d’uscita. Intanto la vita in paese prosegue fra ragazze in cerca di marito, ubriaconi che passano giorni e notti all’osteria della Santuzza, matrimoni sfortunati e gente che tira avanti come può e come sa. In definitiva, ciò che Verga descrive in questo libro è proprio la quotidianità di un paese, fatto di tante anime, ma fondamentalmente chiuso nella sua normalità e poco tollerante con le novità e le imposizioni: basti pensare alle critiche contro il governo, all’intolleranza verso i forestieri, alle lunghe tirate dello speziale a favore della rivoluzione e contro i ricchi.
I personaggi tracciati da Verga sono tanti e magistralmente tratteggiati, ognuno con le sue peculiarità, i suoi vizi e le sue virtù, tutti parte di una rete di equilibri da non spostare. Ognuno ha il suo posto nel paese, ognuno la sua storia e il suo destino. Tutto questo è raccontato con uno stile diretto e semplice, proprio come la vita ed il pensiero dei protagonisti di questa storia. Una lettura, quella dei Malavoglia, che non dovrebbe mancare nella carriera di un lettore perché racconta molto di ciò che siamo e di ciò che siamo stati noi italiani.
 

Grantenca

Well-known member
Tante volte, leggendo i libri di letteratura, mi sono chiesta quali requisiti debba avere un libro per essere definito “capolavoro della letteratura italiana”. Per questa definizione non esiste un elenco di voci da spuntare o uno schema preciso cui riferirsi, tuttavia io credo che si possa parlare di “capolavoro della letteratura” quando si ha davanti un’opera dal contenuto significativo, dall’importanza indiscutibile e dall’estrema semplicità di linguaggio, in modo da poter essere fruibile da tutti.
A lettura terminata de “I Malavoglia”, il romanzo più noto di Giovanni Verga, io credo di essere di fronte ad un capolavoro della letteratura italiana: questo libro, infatti, racconta con estrema naturalezza, con impressionante realismo e con altrettanta disarmante schiettezza la storia di un paese, Acitrezza, alla fine dell’Ottocento, ma che potrebbe tranquillamente identificarsi con uno dei nostri piccoli paesi del Sud ai giorni nostri. Tutto ruota intorno ad una famiglia di pescatori, i “Malavoglia, che vive del ricavato della pesca con la sua barca, la Provvidenza. Un giorno Bastianazzo, figlio del capofamiglia Padron Ntoni, parte con la Provvidenza per vendere un carico di lupini presi a credito, ma durante la notte una tempesta di vento fa affondare la barca con tutto il suo carico e gli occupanti. Non potento far fronte al debito contratto per acquistare i lupini e non avendo più la barca per sostentarsi, la famiglia cade in disgrazia e perde progressivamente tutti i suoi averi, nonché la rispettabilità. Una serie di sventure colpiranno la casa dei Malavoglia che ad ogni colpo ricevuto tenteranno in vano di arrabattarsi per rialzarsi. A nulla varranno i proverbi ed il buon nome di Padron Ntoni Malavoglia, i lavori di comare Maruzza la Longa, le ore al telaio di Mena… la sventura sembra perseguitare la famiglia senza via d’uscita. Intanto la vita in paese prosegue fra ragazze in cerca di marito, ubriaconi che passano giorni e notti all’osteria della Santuzza, matrimoni sfortunati e gente che tira avanti come può e come sa. In definitiva, ciò che Verga descrive in questo libro è proprio la quotidianità di un paese, fatto di tante anime, ma fondamentalmente chiuso nella sua normalità e poco tollerante con le novità e le imposizioni: basti pensare alle critiche contro il governo, all’intolleranza verso i forestieri, alle lunghe tirate dello speziale a favore della rivoluzione e contro i ricchi.
I personaggi tracciati da Verga sono tanti e magistralmente tratteggiati, ognuno con le sue peculiarità, i suoi vizi e le sue virtù, tutti parte di una rete di equilibri da non spostare. Ognuno ha il suo posto nel paese, ognuno la sua storia e il suo destino. Tutto questo è raccontato con uno stile diretto e semplice, proprio come la vita ed il pensiero dei protagonisti di questa storia. Una lettura, quella dei Malavoglia, che non dovrebbe mancare nella carriera di un lettore perché racconta molto di ciò che siamo e di ciò che siamo stati noi italiani.

Veramente molto bella la tua recensione, che condivido pienamente. Questo libro l'ho letto moltissimi anni fa ma lo ricordo molto bene. Mi ricordo , tra le altre cose, le magnifiche pagine di quando "il figliuol prodigo" uscito di prigione ritorna al paese e si rende conto che lì non può più vivere, ma soprattutto di tutto quello che ha perso.
Grande libro, anche se a tutti non può piacere.
 

estersable88

dreamer member
Veramente molto bella la tua recensione, che condivido pienamente. Questo libro l'ho letto moltissimi anni fa ma lo ricordo molto bene. Mi ricordo , tra le altre cose, le magnifiche pagine di quando "il figliuol prodigo" uscito di prigione ritorna al paese e si rende conto che lì non può più vivere, ma soprattutto di tutto quello che ha perso.
Grande libro, anche se a tutti non può piacere.

Grazie! E' vero, non ci avevo pensato, ma la storia di Ntoni che, per ben due volte (sebbene in condizioni diverse) va via dal suo paese perchè non può più starci, può facilmente essere paragonata a quella del figliuol prodigo. Quando Ntoni torna dalle sue scorrerie in cerca di fortuna, lacero e senza scarpe, i suoi familiari gli fanno festa. Ed anche la seconda volta, di ritorno dalla galera, loro gli chiedono di restare. Ma entrambe le volte, la seconda in modo definitivo, lui sente di dover andare via.
E' una storia importante, questa raccontata da Verga, è una storia vera, dura e realista e forse per questo non piace a tutti.
 

andrstrkv

New member
Recensione i Malavoglia Ottimale

Ciao a tutti,
Sono un liceale di roma il mio commento nella discussione è dovuto ad una cortesia che chiedo a tutti;
Chiedo a qualcuno che ha letto "i Malavoglia " di Giovanni Verga (possibilmente di recente ) di commentarmi con una recensione dettagliata del libro.
Ringrazio in anticipo i santi che mi daranno ascolto.
Cordiali saluti a tutti.

Andrea
 
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