Diritti umani e pena di morte

qweedy

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Ho postato qualcosa in "Piccola biblioteca", non avevo visto questo commento...conosco Musumeci e la sua storia, imperava dove abito io, l'ho scritto anche di la...Musumeci era l'amico del cuore, da ragazzo, del mio ex marito...si può scegliere, il mi ex marito ha scelto una strada fatta di lavoro, si è reso conto a 20 anni dove lo portava tutto ciò...non credo che ci sia bisogno di passarci per capire che per quella via si fa una brutta fine, ha riflettuto sul male commesso perchè l'hanno preso, altrimenti sarebbe ancora in giro per la Versilia a sparare ...a me non fanno pena.

Probabile, ma avrebbe anche potuto non riflettere mai sul male commesso e continuare ad accumulare solo rabbia.

La maggior parte di chi ci legge sarà sicuramente daccordo con te, ma io voglio credere alla dignità di ogni persona, anche se ha commesso gravi crimini.
L'offerta di una "seconda possibilità" per un cammino di riabilitazione e di redenzione rientra nell'intento di trasformare la pena non solo in un castigo ma anche in un percorso di speranza.
La sofferenza inutile non serve alla società e purtroppo non serve nemmeno alle vittime dei reati.
 

qweedy

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Premio Nobel per la Pace 2018

Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad i vincitori del premio Nobel per la pace 2018.

Il medico ginecologo congolese Mukwege cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, mentre Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale del Daesh.

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Questa la motivazione del premi: «Per i loro sforzi per mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati».

"Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di vittime", ha spiegato l'Accademia svedese nelle motivazione del Nobel. Il ginecologo "ha ripetutamente condannato l'impunità per gli stupri di massa e ha criticato il governo congolese e quelli di altri Paesi per non aver fatto abbastanza per fermare l'uso della violenza sessuale contro le donne come arma di guerra". Lo chiamano "l'uomo che ripara le donne".

Nadia Murad, si legge nella nota degli organizzatori del Nobel, "è stata vittima e testimone degli abusi e ha dimostrato un coraggio raro nel raccontare le proprie sofferenze e parlare a nome di altre vittime.
E' vittima di crimini di guerra. Ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime. Fa parte della minoranza yazida del nord dell'Iraq, dove ha vissuto con la sua famiglia nel remoto villaggio di Kocho. Nell'agosto 2014 lo Stato islamico (Isis) ha compiuto un attacco brutale e sistematico ai villaggi del distretto di Sinjar, finalizzato a sterminare la popolazione yazida. Nel villaggio di Nadia Murad sono state massacrate diverse centinaia di persone. Le donne piu' giovani, compresi bambini minorenni, sono state rapite e detenute come schiave del sesso. Prigioniera dell'Isis, Nadia Murad fu ripetutamente oggetto di stupro e altri abusi".
 
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Carcarlo

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Una sentenza per stupro di gruppo declassato ad "abuso" dai giudici sta facendo discutere tutta la Spagna.

Conosco una pubblico ministero di Madrid, di idee molto conservatrici, che si occupa soprattutto di casi di violenza sessuale. Lei non ha partecipato al processo ma conosce chi invece lo ha fatto, e le voci di corridoio che mi ha riportato dicono che, dai filmati (riservati) che i 5 debosciati hanno fatto durante l’abuso (uso il termine adoperato dai giudici), appare evidente che è stato uno stupro perché non è possibile che certe cose avvengano senza fare violenza.

Questa storia mi ha fatto ricordare un’esperienza che ebbi a 15 anni e che è rimasta sempre aperta dentro di me, perciò – forse sperando di chiuderne una per chiudere anche l’altra – mi ci arrovello il cervello da mesi.

Alcuni dei punti intorno ai quali giro sono:
1. ai San Fermines puoi andarci per vedere la corrida dalla tribuna in giacca e cravatta, dalle gradinate in maglietta, per partecipare agli encierros, o per ubriacarti, per unirti ad altri ubriachi e trascorrere una settimana passando da uno sballo all'altro; e per sballo s’intende alcool da coma etilico, droga e sesso sfrenato ovunque e con chiunque (andate su google e ve ne fate un’idea molto chiara).
2. la vittima aveva deciso di separarsi da un suo amico e restare da sola, in leggins, sotto il perizoma, bere troppo e in tali condizioni abbordare i 5 balordi.
3. la vittima aveva dimostrato interesse verso uno di loro (il cosiddetto Prenda) anche se pare, chiacchierava apertamente con tutti di fare sesso.
4. tutti e 6 hanno girato per ore cercando un hotel dove entrare tutti a follar (sic!), almeno è quello che hanno dichiarato i dipendenti di una reception chiamati a testimoniare.
5. in modo non molto chiaro, alla fine si sono appartati tutti e sei nell'androne di un palazzo; probabilmente grazie a un trabocchetto di El Prenda che avrebbe detto agli altri che poi ce ne sarebbe stato anche per loro (sic!).
6. è successo quel che è successo
7. ogni membro della giuria ha detto la sua e alla fine è venuto fuori una condanna per abuso, e cioè, che sì che i 5 avrebbero approfittato del fatto che lei non offriva resistenza, ma non per quello le avrebbero fatto violenza o avrebbero agito contro la sua volontà; ovviamente si può discutere se lei era in grado o meno di esprimere la sua volontà visto che era circondata, con 5 tipi addosso, e lei stessa ha detto che stava zitta per farla finita il prima possibile.
8. Le femministe ne hanno fatto una battaglia e hanno lanciato lo slogan Un NO è un NO, e un SI’ può diventare un NO in qualsiasi momento.

Io ritengo che il motto delle femministe sia giusto e sacrosanto, ma solo a certe condizioni, e cioè che ci si trovi nella società civile, quella che dovrebbe rispettare le leggi, le regole, il buon senso, la sensibilità, eccetera.
Se invece una/o decide di fuoriuscire dalla società civile e darsi allo sballo (come evidentemente ha fatto la vittima, oltretutto con degli sconosciuti di cui l’unica cosa che sapeva era che giravano con una maglietta con su stampato Il Branco) che senso ha esigere dagli altri il rispetto delle leggi e delle regole?
Non stavano sballando tutti insieme?
Come si fa a essere sicuri (al punto da condannare 5 persone) del fatto che lei abbia deciso subito di interrompere la cosa e che invece non abbia avuto un ripensamento solo durante o addirittura dopo? Perché in questi due casi le cose cambierebbero e nell'ultimo addirittura non si potrebbe condannare nessuno.
E ammesso e non concesso che lei abbia deciso di punto in bianco di smettere di sballare, come possiamo essere sicuri che effettivamente lo abbia esplicitato ai 5 balordi?
E se lei si era messa in condizione di non poter esplicitare più niente (con 5 intorno capita), la colpa è solo loro? Lei non sarebbe co-responsabile della situazione d’impotenza in cui si è ritrovata?

Alle domande di cui sopra non riesco a darmi una risposta perciò non condanno e non assolvo.
Resto in sospeso pensando che:
9. una vittima è una vittima per quanto sia stata irresponsabile,
10. che la colpevolezza va provata ma l’innocenza non si ottiene certo con le scuse,
11. detto ciò non è corretto condannare dei giudici solo perché si sono ritrovati nella situazione di non poter giudicare al di là di ogni ragionevole dubbio ciò che è accaduto.
12. non sono d’accordo sulla successiva scarcerazione in quanto non possono ricommettere il reato: tanta o poca la colpa, la pena si paga.
13. le femministe avrebbero potuto cercarsi un caso un po’ meno ingarbugliato, che non ne mancano di certo; a questo modo, secondo me, si sono fatte un mezzo autogol.

Da quello che ho capito, l’opinione pubblica spagnola è spaccata: donne e gioventù (maschi e femmine) sono colpevolisti; gli uomini da una certa età in poi si dividono a loro volta tra coloro che ci andrebbero cauti e i cretini che fanno battute.
 
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qweedy

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Se invece una/o decide di fuoriuscire dalla società civile e darsi allo sballo (come evidentemente ha fatto la vittima, oltretutto con degli sconosciuti di cui l’unica cosa che sapeva era che giravano con una maglietta con su stampato Il Branco) che senso ha esigere dagli altri il rispetto delle leggi e delle regole?
Non stavano sballando tutti insieme?
Come si fa a essere sicuri (al punto da condannare 5 persone) del fatto che lei abbia deciso subito di interrompere la cosa e che invece non abbia avuto un ripensamento solo durante o addirittura dopo? Perché in questi due casi le cose cambierebbero e nell'ultimo addirittura non si potrebbe condannare nessuno.
E ammesso e non concesso che lei abbia deciso di punto in bianco di smettere di sballare, come possiamo essere sicuri che effettivamente lo abbia esplicitato ai 5 balordi?
E se lei si era messa in condizione di non poter esplicitare più niente (con 5 intorno capita), la colpa è solo loro? Lei non sarebbe co-responsabile della situazione d’impotenza in cui si è ritrovata?

Non invidio i giudici... difficile giudicare.
Direi che la risposta è al tuo punto 9. una vittima è una vittima per quanto sia stata irresponsabile.
Comunque a quanto pare se la donna è "sballata" (anche per sua iniziativa) non è in grado di prestare un valido consenso, perciò può essere considerata violenza.
Secondo la Cassazione c’è “violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica” anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che “in uno stato in infermità psichica”, a prescindere da chi l’abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un “valido consenso”.
 

Carcarlo

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Trovo che
Comunque a quanto pare se la donna è "sballata" (anche per sua iniziativa) non è in grado di prestare un valido consenso, perciò può essere considerata violenza.
sia umanamente indiscutibile, ma tecnicamente possa creare una serie di problemi non indifferenti e – correggimi se sbaglio – l’applicazione della legge è una questione tecnica, non si può condannare o assolvere perché lo dice il buon senso, vero?

Ad esempio, come si fa a stabilire prima ma soprattutto dopo, se una presunta vittima era ancora pienamente in se?
Cioè: un conto è una che non sta in piedi (ok, fuori discussione), ma se invece aveva bevuto e poi le era (almeno apparentemente) passata?
Come si fa a stabilirlo con certezza?
E non è un dettaglio da niente, perchè se no ai San Fermines, dove tutti bevono, ogni mattina decine di migliaia di donne potrebbero sporgere denuncia!

Per i carabinieri è facile: ti dicono di soffiare e se sei oltre i parametri sei colpevole.
Sai che è così, perciò prima di bere o di guidare fai delle scelte. Punto.

Ma nella situazione prima descritta i parametri sono molti di più, nessuno è misurabile con obiettività, e in gioco c’è di tutto tranne la razionalità delle persone, e magari anche in buona fede, anche senza contare che ci si può imbattere (senza saperlo e da ambe le parti) in persone né benintenzionate né equilibrate.

15 anni fa, nella pausa pranzo, vado a trovare un’amica al lavoro.
Trovo invece la sua collega, sola in ufficio, che se in passato con me era stata sempre distaccata, di colpo era andata (tutta da sola) abbastanza su di giri.
Trovandomi in imbarazzo, saluto e me ne vado.
Passa un anno e viene fuori che un suo collega, socio di quest’ultima, meno imbarazzabile di me, non si era fatto tanti problemi e avevano fatto i fuochi artificiali per mesi… fino a quando discussero per questioni di soldi ma soprattutto lei smise di prendere certi psicofarmaci: gli mise su un 48 che non ti dico.
Ma sto qui (ma anche il sottoscritto) cosa ne potevamo sapere se andava di psicofarmaci che le sballavano la libido?

Domando: non è che se accettiamo l’idea che l’alcol discolpi la vittima dal non negare il rifiuto (che ripeto, trovo più che giusto), rischiamo che poi discolpi anche il violentatore (anche lui ubriaco) dal non esser stato capace di discernere se il rifiuto era tale?
Perché in tal caso si aprono le porte al ero ubriaco perciò non mi sono accorto che era ubriaca anche lei e non era in grado di prestare un valido consenso, e per le vittime non andrebbe mica un bene!

Comunque, sia chiaro, per me il punto non è che lei avesse bevuto, o fosse in leggins e perizoma, perché non è che se una beve o ti fa voltare all’indietro allora ci puoi fare quello che vuoi.
Per me il punto è che – sarà che sono un ingegnere - oltre un certo numero di variabili c’è il caos, e nel caos puoi fare tutto tranne che applicare le leggi con giustizia, e in questo marasma ci poteva anche stare che lei avesse cambiato idea tardi o che questi a un certo punto fossero davvero convinti che a lei andava bene tutto, e siccome fare di tutto con una a cui va bene tutto non è reato, sarebbero innocenti, o quanto meno difficilmente condannabili per stupro, no?
E se poi la verità fosse che a lei piace bere quel tanto che le permetta di disinibirsi al punto di farsi andare bene tutto? Non sarebbe nè la prima nè l'ultima, non sarebbe da colpevolizzare lei, ma prima di colpevolizzare gli altri, diamine, andiamoci piano! No?

Per quanto mi riguarda, ad oggi, mi avessero costretto a giudicare, nel dubbio (perchè questo ancora non me lo levo), li avrei condannati anche io per abuso, ma senza sconti di pena.
Abuso perchè se sei uomo e insieme ad altri 4 ti tiri giù le braghe per fare una cosa così con una sconosciuta che non si capisce se è ancora ubriaca o meno, non può non venirti il dubbio che forse ne stai abusando, e se non ti viene è che sei così cretino che un po' di galera male non ti fa.

Comunque resto confuso, perchè con la gente che c'è in giro, avere le idee chiare è difficile.
 
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qweedy

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Per questo ho detto che non invidio i giudici, difficile e talvolta impossibile giudicare.

In quel caso di Pamplona, che ha suscitato anche la reazione delle suore di clausura, forse ha pesato il fatto che gli uomini erano 5, e la ragazza diciottenne ubriaca e sola. Immagino che se fosse stato un solo uomo, le reazioni sarebbero state minori.
La condanna per abuso (e non per stupro) è stata data anche per l'atteggiamento passivo e neutrale della vittima. A quanto leggo su internet, la legge in Spagna è stata successivamente modificata, il principio alla base della nuova norma è che “sì” significa “sì” e che tutto il resto, incluso il silenzio, significa “no”. In altre parole, il consenso deve essere espresso in modo chiaro. Un rapporto sessuale senza un consenso esplicito sarà quindi considerato stupro. La proposta segue il modello tedesco e svedese, recentemente adottato, secondo cui il rapporto sessuale, se il consenso non è chiaramente espresso, viene considerato violenza.

Potrebbe anche accadere che una ragazza, che la sera è sballata e disponibile, il giorno dopo si penta e denunci la violenza. Oppure ricatti l'uomo con la minaccia di una denuncia. Chissà quante volte è capitato.

Non tutti sono in buona fede, e in giro ci sono tantissime persone disturbate e tantissime persone che approfittano della debolezza altrui.
 
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qweedy

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Premio Nobel per la Pace 2018

Sono il ginecologo congolese Denis Mukwege e la testimone yazida Nadia Murad i vincitori del premio Nobel per la pace 2018.

Il medico ginecologo congolese Mukwege cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, mentre Murad è una donna yazida irachena, attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale del Daesh.

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Questa la motivazione del premi: «Per i loro sforzi per mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati».

"Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di vittime", ha spiegato l'Accademia svedese nelle motivazione del Nobel. Il ginecologo "ha ripetutamente condannato l'impunità per gli stupri di massa e ha criticato il governo congolese e quelli di altri Paesi per non aver fatto abbastanza per fermare l'uso della violenza sessuale contro le donne come arma di guerra". Lo chiamano "l'uomo che ripara le donne".

Nadia Murad, si legge nella nota degli organizzatori del Nobel, "è stata vittima e testimone degli abusi e ha dimostrato un coraggio raro nel raccontare le proprie sofferenze e parlare a nome di altre vittime.
E' vittima di crimini di guerra. Ha rifiutato di accettare i codici sociali che impongono alle donne di rimanere in silenzio e vergognarsi degli abusi a cui sono state sottoposte. Ha mostrato un coraggio non comune nel raccontare le sue stesse sofferenze e nel parlare per conto di altre vittime. Fa parte della minoranza yazida del nord dell'Iraq, dove ha vissuto con la sua famiglia nel remoto villaggio di Kocho. Nell'agosto 2014 lo Stato islamico (Isis) ha compiuto un attacco brutale e sistematico ai villaggi del distretto di Sinjar, finalizzato a sterminare la popolazione yazida. Nel villaggio di Nadia Murad sono state massacrate diverse centinaia di persone. Le donne piu' giovani, compresi bambini minorenni, sono state rapite e detenute come schiave del sesso. Prigioniera dell'Isis, Nadia Murad fu ripetutamente oggetto di stupro e altri abusi".

Ho letto il libro autobiografico di Nadia Murad, L'ultima ragazza. Poco sappiamo del genocidio degli yazidi, ma quanto è simile ai genocidi che dal nazismo in poi sono avvenuti a pochi passi da noi?

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Il nome e il volto di questa giovane donna che mai avrebbe immaginato di lasciare l’Iraq oggi sono noti in tutto il mondo, perché Murad fa parte delle pochissime, tra le settemila ragazze e perfino bambine yazide rapite e ridotte a sabaya, schiave sessuali del Daesh, che una volta riuscita a fuggire ha deciso di diventare una testimone della catastrofe abbattutasi sul suo popolo. Ha parlato pubblicamente non solo dei suoi sei fratelli e della mamma massacrati dai macellai del Daesh ma anche delle torture e degli stupri sistematici subiti, è diventata ambasciatrice di buona volontà dell’Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani, ha ricevuto il premio Sakharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero ed ora il Nobel per la pace.

«Sogno che un giorno tutti i militanti risponderanno dei loro crimini, non solo i capi come Abu Bakr al-Baghdadi, ma tutte le guardie e i proprietari di schiave, ogni uomo che abbia premuto un grilletto e spinto i corpi dei miei fratelli nelle fosse comuni, ogni combattente che abbia tentato di fare il lavaggio del cervello ai ragazzini inducendoli a odiare le loro madri per il fatto che erano yazide, ogni iracheno che abbia accolto i terroristi nella propria città e li abbia aiutati, pensando tra sé: “Finalmente possiamo sbarazzarci di quei miscredenti”. Dovrebbero andare tutti a processo di fronte al mondo intero».
 

Carcarlo

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Potrebbe anche accadere che una ragazza, che la sera è sballata e disponibile, il giorno dopo si penta e denunci la violenza.
E’ proprio questo che non va bene, e per almeno due motivi:
1. per colpire coloro che fanno sballare una vittima a base di alcol o altre sostanze, o coloro che ne approfittano di una che sballa da sola, si rischia di colpire tutti coloro che non sapevano che fosse sballata, che pensavano che lo sballo fosse finito, o si erano di comune accordo sballati insieme, senza nemmeno prendere in considerazione che c’è chi decide di sballare apposta per fare ciò che non farebbe a mente lucida. Anzi, a causa di un pentimento, si rischia addirittura di colpire laddove lo sballo e soprattutto l’abuso o la violenza non c’è mai stato.
2. una violenza deve essere considerata una violenza nel momento in cui viene inflitta / subita, non può diventare tale solo il giorno dopo in base a come ci si risveglia; e se poi conta anche come ci si risveglia 10 anni dopo, allora smettiamo proprio di parlare di giustizia!

L'impressione mia è che la natura abbia fatto una stortura (svantaggiando naturalmente una parte) e che la legge cerchi di raddrizzarla (svantaggiando legalmente l'altra) con una legge molto discutibile che può creare più problemi di quanti ne risolva, anche perché onestamente, con tutte le donne che (lucide prima, durante e dopo) vanno con la faccia gonfia a denunciare il marito e si sentono dire che al massimo gli possono dare gli arresti domiciliari, mi sembra che tutti questi puntini sulle i facciano solo l’interesse dei furbi (e degli avvocati).

Poi per carità, resto con un sacco di dubbi.
 

Carcarlo

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Proviamo a scambiare il ruole della vittima.

Un ragazzo appena diciottenne decide di partecipare a un mamading.
Il mamading è una pratica di moda nelle discoteche (discoteche, non bordelli) di Magaluf (Mallorca) nel quale una ragazza scommette con altri avventori che riuscirà ad iniziare una fellatio ad almeno tot ragazzi in meno di tot secondi; se ci riesce, vince una consumazione.
Chi non crede si possa sprofondare così in basso può controllare su internet.
Mettiamo che l’appena diciottenne, nella foga della partecipante, si becchi un morso.
Può sporgere denuncia?
La pubblico ministero a cui accennavo prima mi disse di sì, per lesioni gravi.
Non ci pensai sul momento, ma ad oggi mi sarebbe piaciuto domandarle se il fatto che lui fosse ubriaco e non del tutto in grado di discernere cosa stesse facendo, poteva essere un’aggravante per lei.
Comunque, io fossi il giudice e potessi applicare i miei principi anziché la legge, gli direi che è stato talmente irresponsabile che la legge non può fare nulla per lui, e credo che più di uno la pensi come me.
Se però dicessi la stessa cosa a una ragazza che si ficca in un pasticcio simile, verrei bollato subito.

Diciamo che comunque il caso di cui sopra è veramente raro (quello speculare della ragazza di Pamplona però no) perciò facciamone un altro molto più comune.
Lei e lui decidono di fare l’amore, ma lui prima, le domanda se ha preso la pillola.
Lei dice di sì ma dopo un mese gli comunica che diventerà papà.
Che lui non volesse diventare papà, che le abbia chiesto se aveva preso precauzioni, che lei gli abbia consciamente mentito sapendo che proprio il quel giorno sarebbe stata fertile, che lui si ritrovi a doverla sposare anche contro la sua volontà, o non possa più divorziare così facilmente, oppure che lui si ritrovi a pagare alimenti per una vita a tutti e due, o addirittura che lei possa decidere di interrompere la gravidanza incurante del parere di lui che invece vuole assumersi le sue responsabilità… non conta nulla.
Possiamo dire che lei ha commesso un abuso nei confronti di un poveraccio che da lì in poi avrà la vita segnata?
E di paese in paese, a seconda delle legislazioni, come viene punito un simile abuso?
Che sappia io in nessun paese e in nessun modo.
Perché?
Perché non si può dimostrare che lui aveva chiesto e lei aveva detto e poi non aveva preso… ?
Ma allora come mai in altri casi si può dimostrare che lei aveva bevuto, non sapeva, non voleva, non capiva e lui / loro invece…?

Ora io credo che leggi possano essere giuste o sbagliate, comunque discutibili, ma a condizione che siano uguali per tutti, diversamente non ci sia nulla da discutere: sono ingiuste e punto.
Certo che, visto che la natura ha commesso la stortura a cui accennavo prima, è comprensibile che la legge cerchi di tutelare coloro che il più delle volte sono vittime e non coloro che il più delle volte non lo sono, ma è anche vero che in occidente, negli ultimi 30 anni la società ha sconvolto le proprie regole e di ciò mi sembra non se ne stia per niente tenendo conto, col risultato che si cavilla e si cavilla a vantaggio di poche, si lascia le più in mano ai carnefici e altri in mano a delle sanguisughe, ma soprattutto si spinga le persone ad essere sempre più irresponsabili e questa è una cosa gravissima.
 
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qweedy

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Ora io credo che leggi possano essere giuste o sbagliate, comunque discutibili, ma a condizione che siano uguali per tutti, diversamente non ci sia nulla da discutere: sono ingiuste e punto.
Certo che, visto che la natura ha commesso la stortura a cui accennavo prima, è comprensibile che la legge cerchi di tutelare coloro che il più delle volte sono vittime e non coloro che il più delle volte non lo sono, ma è anche vero che in occidente, negli ultimi 30 anni la società ha sconvolto le proprie regole e di ciò mi sembra non se ne stia per niente tenendo conto, col risultato che si cavilla e si cavilla a vantaggio di poche, si lascia le più in mano ai carnefici e altri in mano a delle sanguisughe, ma soprattutto si spinga le persone ad essere sempre più irresponsabili e questa è una cosa gravissima.

Credo che la legge sia uguale per tutti, uomo o donna non fa differenza (Vedi il caso di Asia Argento con il ragazzo che la accusa di violenza sessuale).
Rimane il problema che quanto avviene tra i due (come nell'esempio da te fatto nel post sopra) spesso non è dimostrabile, in quanto è la parola di uno contro la parola dell'altro.
A mio parere è bene essere consapevoli che nell'incontro occasionale con una persona che non si conosce o si conosce poco si corrono diversi rischi, dalla possibilità di contrarre malattie, a una gravidanza indesiderata, al rischio di ricatto o di denuncia.


Questa è la definizione che ho trovato su internet:
«Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:
- abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
- traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona»
Lo stupro e altra violenza sessuale sono perseguiti solo dopo che la vittima abbia presentato querela di parte. Per presentare tale querela, la vittima ha a disposizione sei mesi dalla data del reato. Oltre la scadenza dei sei mesi, il reato non è perseguibile.
 

qweedy

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10 Ottobre Giornata Mondiale contro la pena di morte

Sensibilizzare sulle disumane condizioni di vita delle persone condannate alla pena capitale: è questo l’obiettivo dell'odierna Giornata mondiale. I bracci della morte sono luoghi dove "il sistema tende a disumanizzare le persone prima di ucciderle".

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La pena capitale “è in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore e di cui Dio solo in ultima analisi è vero giudice e garante". Papa Francesco

“La pena di morte è un affronto alla dignità umana. Essa rappresenta un atto crudele, disumano e degradante, contrario al diritto alla vita. La pena di morte non ha nessun effetto deterrente accertato e rende ogni errore giudiziario irreversibile.” Consiglio d'Europa (la Bielorussia è l'unico paese nel continente europeo che ancora applica la pena di morte)


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I dati confermano un globale andamento verso l’abolizione della pena di morte. Resta impressionante però il dato che vede solo quattro Paesi come responsabili dell’84% di tutte le sentenze capitali registrate nel 2017. Sono l’Iran, che da solo è responsabile del 51% delle esecuzioni registrate, l’Arabia saudita, l’Iraq e il Pakistan. Non sono comprese le condanne a morte ed esecuzioni in Cina, perché i numeri non sono divulgati in quanto considerati “segreto di Stato”.

Al 31 dicembre 2017, sempre i dati di Amnesty International, sono 56 i Paesi a mantenere in vigore la pena capitale. Quasi 1000 le esecuzioni accertate l'anno scorso, più le migliaia di sentenze eseguite in Cina, di cui non si conosce il numero.

Nel 2017 sono ancora 31 gli stati degli Usa ad aver mantenuto la pena capitale. Di questi, riporta Amnesty International, “11 non eseguono condanne a morte da almeno 10 anni”.
 
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qweedy

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USA: LO STATO DI WASHINGTON ABOLISCE LA PENA DI MORTE

Washington è diventato il 20° stato degli Stati Uniti ad abolire la pena di morte, dopo che la sua Corte Suprema l'11 ottobre 2018 ha stabilito che la punizione è stata applicata in modo "arbitrario e su base razziale".
Le otto persone attualmente nel braccio della morte nello stato nord-occidentale hanno subito ricevuto la commutazione in ergastolo.

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qweedy

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Usa, condannato a morte sceglie la sedia elettrica: "Con l'iniezione letale si soffre di più" 2.11.2018

In Tennessee il condannato Edmund Zagorski, ha chiesto la sedia elettrica anzichè l'iniezione letale. Con l'iniezione letale, "gli ultimi 10-18 minuti della sua vita saranno un orrore assoluto", mentre con la sedia elettrica subirà "un dolore insostenibile probabilmente per 15-30 secondi" avevano scritto i suoi avvocati presentando l'istanza che è stata accolta.
Questo metodo non era usato dal 2007 in Tennessee, dove chi è nel braccio della morte può chiedere un'alternativa all'iniezione letale.

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Il cocktail per l’iniezione letale comprende tre farmaci, tra cui il controverso sedativo midazolam, oggetto di molti ricorsi in cui si afferma che non eviti adeguatamente di soffrire ai detenuti.
Negli ultimi anni per evitare di essere associate con la pena di morte, molte case farmaceutiche hanno vietato la vendita dei loro prodotti ai penitenziari. Esperimenti con nuovi farmaci, una serie di esecuzioni mal riuscite (in alcune esecuzioni, anche 20 minuti di agonia) e sforzi segreti per ottenere componenti chimici letali hanno spinto in tribunale diversi stati. I legali dei condannati a morte hanno aumentato la pressione sulle autorita' statali, premendo per una maggiore trasparenza su come i farmaci letali sono ottenuti.

Alcuni stati americani si rivolgono alle “compounding pharmacies“ per avere i farmaci letali, cioè a piccole società farmaceutiche che di solito si occupano di creare farmaci personalizzati oppure copie “da banco” di farmaci prodotti dalle grandi aziende farmaceutiche. Spesso però, i prodotti trovati in questi modi alternativi si sono rivelati imprevedibili e poco efficaci.

Sono in corso diverse cause contro gli stati che hanno deciso di mantenere la massima segretezza sulle sostanze impiegate e sulle società che le producono. Mantenere il segreto, sostengono diversi avvocati per i diritti civili, non permette all’opinione pubblica di accertarsi che le sostanze utilizzate non comportino sofferenze inutili per i condannati.
 

qweedy

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La pena di morte arretra ancora: all'ONU 123 voti a favore della moratoria.

Un passo importante per i diritti umani ieri 13 novembre nella Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; alla votazione per la moratoria delle esecuzioni capitali per la prima volta il numero dei paesi a favore raggiunge i 123 voti.
Nella votazione precedente - nel 2016 i paesi favorevoli alla moratoria erano 117. Ieri otto paesi in piu’ hanno espresso il loro appoggio alla raccomandazione delle Nazioni Unite di fermare le esecuzioni capitali.

Cresce dunque il fronte di coloro che dicono no ad una giustizia che uccide.

 
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qweedy

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30 novembre - "Cities for life" - Oggi 2.000 città si illuminano contro al pena di morte

Il 30 novembre del 1786 venne abolita, per la prima volta, la pena di morte in uno Stato, il Granducato di Toscana. Da allora molta strada è stata fatta nel cammino che porta all’abolizione della pena capitale nel mondo. Ma tanto si può e si deve fare ancora contro questo strumento altamente inumano oltre che inutile, dato che non funziona come deterrente e riduce gli Stati a meri esecutori di ingiustizia.

La Comunità di Sant’Egidio, che negli ultimi anni ha portato avanti una campagna in tutti i continenti per giungere ad una moratoria universale, invita tutti il 30 novembre, alle 18.00 a una grande manifestazione al Colosseo a Roma.

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Nello stesso giorno ci saranno eventi in centinaia di città del mondo intero. Infatti sono oltre 2.000 i comuni che partecipano a “Città per la Vita” e che illumineranno i loro monumenti per dire di “no” alla pena di morte.

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qweedy

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Human Flow (documentario tedesco del 2017 coprodotto e diretto da Ai Weiwei. E' visibile su Raiplay)

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Carestie, cambiamenti climatici, povertà e guerre costringono oltre 65 milioni di persone a lasciare il proprio Paese per affrontare un futuro incerto, dando vita a un esodo attraverso la terra e il mare di proporzioni bibliche. Questo racconta Human Flow ("flusso umano", appunto) attraverso la testimonianza diretta di Ai Weiwei, l'artista cinese attivista per i diritti umani e ambasciatore di Amnesty International, che applica la propria sensibilità pittorica ai grandi scenari del presente.
L’attualità si fa arte attraverso immagini che colpiscono per la bellezza e la violenza insieme.

[video]https://www.raiplay.it/video/2018/12/Human-Flow-e8027251-affe-4277-b55b-fe67cb77df89.html[/video]

Weiwei viaggia attraverso una quarantina di campi profughi e 23 Paesi, dalla Grecia al Kenia, dall'Afghanistan alla Turchia, dalla Giordania al Libano, dalla striscia di Gaza al Bangladesh alla Sicilia, riempendo fino all'orlo il suo film di immagini, numeri e notizie.
 

qweedy

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Karla Faye Tucker (18 novembre 1959 - 3 febbraio 1998)
Prima donna giustiziata in Texas dal 1863


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Tutto inizia molto presto per Karla, troppo presto. Da bambina già faceva uso di droghe pesanti e si prostituiva, seguendo l'esempio della madre. Il padre è scomparso, la madre svolge il più antico mestiere del mondo, e spinge la piccola a collaborare per portare il pane in casa.
Ha 8 anni, quando la madre la fa prostituire. A 10 fuma e le danno coca, ed a 11 anni le iniettano l’eroina per la prima volta. E la sua discesa si conclude in una tragica notte del 1983, che termina con un duplice brutale omicidio sotto l'effetto di sostanze stupefacenti insieme al fidanzato e con la condanna a morte.

Durante i quasi 15 anni in carcere in death row la Tucker si disintossica per la prima volta nella sua vita e non assume mai più droghe, si avvicina alla lettura della Bibbia e diventa parte dei cristiani rinati evangelici. Sposa in seconde nozze il cappellano evangelico del carcere, il reverendo Dana Lane Brown e si dedica ai programmi di recupero di detenuti tossicodipendenti.
Per ciò, per la sua vita difficile e per la conversione al cristianesimo, ci fu un grande e inusuale movimento internazionale e nazionale che chiedeva la grazia e la commutazione della pena in ergastolo.

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Il 3 febbraio 1998 Karla è stata giustiziata, la grazia non è arrivata. L'ha uccisa il suo essere bianca, il suo essere donna, il suo essere diventata buona. Legalmente è stato il suo delitto del 1983 a condannarla a morte. Clinicamente è stata l'iniezione del veleno a finirla.
Ma è stata la logica infernale della pena capitale a distruggerla: se la Corte Suprema o il governatore del Texas, Bush jr, le avessero concesso la commutazione in ergastolo, la finzione della imparzialità del boia e della eguaglianza di sesso, religione, razza e censo davanti al patibolo sarebbe crollata.
George W. Bush, appartenente anch'egli ai cristiani rinati, si oppose alla sospensione per tenere fede al suo programma elettorale e rispondere alle accuse secondo le quali solo gli uomini di colore subiscono solitamente la pena di morte.
Karla diventata buona, religiosa, che aiuta gli altri, muore costringendo l'America a fermarsi e a riflettere.


Il padre assiste all'esecuzione della figlia: non capisco come possano uccidere la mia Karla... non è la stessa donna del delitto...dove va a finire la riabilitazione, la redenzione, me lo spiega?...a chi farebbe male, la mia Karla, se passasse il resto dei suoi giorni in carcere?".
 

Shoshin

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La storia di Paula che doveva morire

Molti anni fa Paula Cooper divenne il simbolo del male.Era poco
più di una bambina, quando uccise con incredibile freddezza
la sua insegnante di religione per poterle portare via dieci dollari.
Fu condannata a morte da un tribunale di adulti.
Il mondo intero si interrogo' su questa decisione drastica e definitiva,molte firme furono raccolte e quelle firme divennero l'urlo del mondo!L'urlo del mondo che si fuse con quello di suo nonno,che in tribunale al momento della sentenza capitale si inginocchiò urlando "stanno uccidendo la mia bambina". La pietà si fece largo e unì milioni di persone in un'attesa carica di preoccupazione. Arrivò come una folata di vento caldo e pacificatore anche il perdono della famiglia di Ruth Pelke, che non ebbe mai rancore verso quella ragazzina sventurata nata e cresciuta poco nel ghetto nero di Gary,nello stato dell'Indiana.
Così l'ingranaggio per certi versi spietato della legge si inceppo ',qualcosa di imprevedibile accadde e la pena fu commutata in 60 anni di carcere, da scontare tutti presso la prigione di Rockville .
Così Paula Cooper ha vissuto la sua intera giovinezza dietro le sbarre,
ha studiato, si è laureata in psicologia e per molto tempo si è adoperata nell'aiutare
le altre detenute a superare il trauma che i loro delitti avevano procurato
alle loro stesse vite,oltre che alle vittime dei loro crimini.
Dopo 27 anni è stata scarcerata per buona condotta e meriti scolastici.Ma
non era pronta a ricominciare...si è tolta la vita,proprio
di fronte alla libertà ,chissà quante volte sognata.
Non ha resistito al vento,al sole,alla luce negli occhi e nel cuore che se riesce ad entrare consola ed eleva .Neppure il perdono di Bill Pelke e le tante lettere scambiate con lui durante gli anni della prigione sono riuscite a diradare
Il buio dei troppi anni trascorsi nel dolore e nel pentimento senza risposte definitive e consolanti.
..
Io credo che anche nel cuore più tormentato e cupo abitino
silenziose la pena e la vergogna per ciò di cui ci si è
macchiati e spesso queste diventano l'unico specchio in cui riflettersi.Ma l'immagine speculare di dolore che se ne ricava impedisce alle persone come Paula di trovare la strada per perdonarsi,momento imprescindibile per incamminarsi verso una vita nuova Il mondo dopo averla perdonata, l'aveva riabilitata, ma era troppo difficile per lei fare i conti con tutte le cose di dentro,rimaste prigioniere nel suo sguardo, che non si è saputo più levare verso l'orizzonte .Aveva fatto sapere di voler girare gli Stati Uniti per parlare ai giovani, per esortarli a stare lontani da delinquenza e crimini. Ma se n'è andata prima di incontrarli.


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In questa foto scattata il giorno della laurea ,
Paula abbraccia la Preside della Facoltà di Studi Umanistici,
una donna piccola e minuta,proprio come Ruth Pelke
la signora con i capelli celesti ...la maestra buona .
Paula ha pensato a lei quel giorno,io ne sono certa.
E Ruth ,dal suo avamposto nel cielo,avrà sorriso.
 

Shoshin

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Vorrei dirti che non eri solo...

"Mi chiamo Cucchi Stefano",disse con voce incerta
davanti al giudice che lo interrogava,dopo essere stato
fermato dalla Polizia e già sottoposto a tante angherie.
...Quello che accadde lo sappiamo tutti.
Le immagini della sua deposizione da una Croce invisibile hanno
davvero parlato alle coscienze degli uomini ...
Stefano per me resta in quel suo sorriso appena accennato,
nei suoi gesti semplici e nelle sue piccole affettuosita 'oggi
raccontate dalla sorella Ilaria.

A Stefano hanno portato via tutto,la vita, la dignità, le possibilità...
Carabinieri infedeli e medici senza memoria del proprio giuramento gli
hanno strappato sino all'ultimo anelito ,
lasciandolo da solo lungo il suo calvario.
Questo ragazzo non aveva mosso un dito, non aveva reagito mai,neppure
all'arresto,ma è stato massacrato di botte,e poi è stato abbandonato in una stanza di ospedale con un piantone sull'uscio come unica presenza nel silenzio colpevole e disumano.
Un imputato al processo ha testimoniato che Stefano chiamava la mamma.
Aveva paura,e cercava il conforto di chi lo amava di più al mondo,nonostante gli errori e le cadute sulla strada della vita.E lui è morto così, aspettando sua madre, alla quale, inspiegabilmente, non fu dato il permesso di assistere suo figlio nell'ultimo respiro.
Un Cristo moderno, deposto dalla Croce del giudizio e della cattiveria gratuita di uomini che non si sono ancora pentiti per quello che hanno fatto.
Ma la sua morte è stata come un seme,dal quale sono nati tanti pensieri e riflessioni sul senso della vita e sul rispetto assoluto che ad ogni essere umano deve essere sempre assicurato.
E poi è nata un'Associazione che porta il suo nome,in nome di tutte le vittime di soprusi .
Stefano ha iniziato così la sua seconda vita nei nostri cuori.
Io non l'ho conosciuto di persona,ma ne avverto la presenza quando
ripenso alla sua storia.Anche adesso che scrivo queste poche semplici righe
per ricordarlo,in questo angolo in cui si vuole parlare dei diritti di ogni uomo.


Ecco uno stralcio dell'interrogatorio avvenuto durante il processo per direttissima che determinò la convalida dell'arresto di Stefano Cucchi.
Il pestaggio era già avvenuto e sarebbe proseguito poi,ma nessuno dei presenti
In aula pare accorgersi della sua sofferenza.
Tutto viene attribuito alla sua condizione di tossicodipendente.
L'uomo è lontano.
L'uomo non c'è.
Il suo dolore è solo la conseguenza di una vita da sbandato.
Povero Stefano..

https://youtu.be/4ANn99ZkP7k

La testimonianza di Ilaria

https://youtu.be/gl2WaJMh8Mg
 
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